Donald Trump ieri si è precipitato a chiamare Nicolás Maduro per dirgli di stare tranquillo: non aveva intenzione di cacciarlo, ma solo di dargli un consiglio: “Lascia il potere e vivrai una vita lunga e ricca”. Lo ha detto la CNN che ha riferito anche la risposta di Maduro: “Ho bisogno di diciotto mesi per andarmene”. E quella di Trump: “Ti stiamo preparando un salvacondotto che è valido adesso, non fra diciotto mesi”. Chiusa la telefonata, il dittatore venezuelano si è affacciato al balcone e ha gridato alla folla “chavista” (i seguaci di Hugo Chavez predecessore di Maduro) che “il Venezuela è indistruttibile, indomabile e intoccabile”.
La giornata era cominciata male perché il “Miami Herald” dava per certo un immediato attacco al Venezuela. La notizia è stata smentita perché Trump non ha alcuna intenzione di spedire truppe: glielo vieta la sua stessa dottrina MAGA, opposta a quella dei “Neo-con” favorevoli a spedire uomini “boots on the ground”, stivali sul terreno. L’America ha già schierato la più grande nave da guerra del mondo, la portaerei Gerald Ford, e ciò che gli interessa, oltre al “change” del dittatore per sostituirlo con la Premio Nobel Maria Corina Machado, è riportare sul mercato il petrolio venezuelano consentendo agli attuali clienti della Russia di comprarlo a un prezzo competitivo. Lo scopo finale è lasciare a secco i rubinetti russi grazie ai quali Vladimir Putin finanzia la guerra in Ucraina.
Gli Stati Uniti non hanno alcuna fretta di fare la guerra al Venezuela che ha più di cinque milioni di uomini armati fra truppe regolari e milizie. Il Venezuela è prima di tutto il Paese che potrebbe produrre più petrolio dell’Arabia e della Russia. Il suo è un petrolio vischioso e ricco di zolfo e richiede macchinari complessi e costosi. E questo è il motivo per cui Trump fa tremare Maduro colpendo le imbarcazioni che partono dal Venezuela per portare cocaina negli Stati Uniti. Lo vuole tenere sotto pressione, ma senza fretta: aspetta che i generali che da tempo complottano contro Maduro, spodestino il dittatore e riportino il Venezuela nel campo occidentale come è avvenuto in Cile e in Argentina. Oggi Cuba seguita ad esser il principale alleato di Caracas e consente a tre navi da guerra russe di stazionare nei Caraibi conscendendo la base all’Avana. I propagandisti russi russa sostengono che le navi sono state spedite da Putin per fronteggiare le navi militari americane mentre si tratta di navi rimaste nei Caraibi dall’ultima esercitazione di tre anni fa.
Il piano di Trump è semplice
Il piano di Trump come abbiamo detto è semplice: poiché la Russia seguita ancora a vendere circa il quaranta per cento del suo petrolio nonostante le ultime sanzioni che colpiscono India e Cina (suoi maggiori clienti) vuole – a prescindere dalla guerra in Ucraina – sottrarre anche quel quaranta per cento e sostituirlo col petrolio venezuelano. Questo petrolio richiede il rinnovo di tutti gli impianti di estrazione e di trasporto, che Maduro ha lasciato andare in malora tant’è che oggi il Venezuela produce soltanto un milione di barili al giorno, che sembrano tanti ma sono invece pochissimi rispetto alle richieste del mercato. Secondo alcuni analisti, Trump potrebbe anche rinunciare a cacciare Maduro se questi gli garantisse, in cambio del potere, di lasciar gestire il suo petrolio alle aziende americane. Ma è improbabile, perché Maduro è un caudillo ideologico e come rivoluzionario a mantenere uno stato di altissima ostilità con gli americani che per ora attaccano gli equipaggi accusati di trasferire droga in America. Trump afferma di adottare la “Dottrina Monroe”, citata a sproposito dagli agitatori filorussi, secondo cui nessun paese non americano possa comandare sul continente.
Il problema della politica del petrolio
C’è poi l’altro problema legato alla politica del petrolio ed è un problema europeo. Ungheria e Slovacchia sono i due Paesi che l’Unione ha esentato dal divieto di acquistare gas e petrolio russo e oggi Trump e la sua amministrazione accusano proprio l’Unione dei coraggiosi e valorosi, di consentire a due Paesi dell’unione di comprare milioni di barili di petrolio russo al giorno e di rivenderlo anche sottobanco. È un vecchio problema specialmente per quanto riguarda l’Ungheria che mantiene rapporti sempre più stretti con Putin. La mossa di Trump che punta sia ad arricchire le industrie petrolifere americane che a rendere sempre più costosa per Putin la guerra in Ucraina, comprende un attacco politico all’Europa più belligerante verso la Russia: “Voi urlate molto, ma intanto consentite alla Russia di rifornirsi col vostro denaro”.
