Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, lo scenario politico italiano si è presentato insolitamente compatto. Ieri, dopo qualche polemica, è stato approvato alla Camera, all’unanimità, il ddl femminicidio. Provvedimento che adesso diventerà legge: un segnale importante dal mondo della politica. Dal Presidente della Repubblica al Governo, fino alle opposizioni, il messaggio è univoco: la violenza di genere è un’emergenza nazionale che richiede responsabilità condivisa.
Sergio Mattarella ha richiamato con forza il ritardo culturale del Paese: «La libertà delle donne è una conquista da difendere ogni giorno», avverte, ricordando come stereotipi e discriminazioni continuino a influenzare la vita quotidiana, dentro e fuori le mura domestiche. Il Capo dello Stato insiste anche sulle nuove forme di abuso, quelle che si consumano online tra insulti, minacce e ricatti digitali, spesso preludio a violenze fi siche. E non manca il riferimento al valore simbolico della data: il 25 novembre infatti, ricorda le sorelle Mirabal, uccise 65 anni fa per aver sfi dato un regime patriarcale. Giorgia Meloni dal canto suo, dalla Presidenza del Consiglio ha definito la violenza sulle donne «un atto contro la libertà di tutti», per poi rivendicare le misure adottate negli ultimi mesi: il rafforzamento del Codice Rosso, il potenziamento dei centri antiviolenza, il sostegno al reddito di libertà.
Ha annunciato inoltre l’impegno della maggioranza a introdurre una specifica fattispecie autonoma di reato di femminicidio, attesa alla Camera nelle prossime settimane. Accanto alle istituzioni, come comunicato da Antonio Tajani in una nota del Ministero degli Esteri, anche la rete diplomatica italiana ha aderito alla giornata, illuminando di arancione ambasciate e sedi consolari per simboleggiare una forte mobilitazione internazionale. Sul fronte dell’opposizione, invece, le parole di Elly Schlein hanno esortato addirittura ad una “rivoluzione culturale”, sottolineando il valore bipartisan della legge sul consenso libero ed esplicito: «Qualsiasi atto sessuale senza consenso è violenza, è stupro».
Il dialogo aperto tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia sul tema, testimoniato anche da una foto andata virale negli scorsi giorni, dimostra che su un terreno così delicato (forse) è possibile superare i confi ni ideologici. Che maggioranza e opposizione si ritrovino sulla stessa linea di pensiero è raro, eppure, una volta l’anno il Parlamento riesce a parlare la stessa lingua: un miracolo civico che, se riuscisse a durare anche oltre il 25 novembre, potrebbe persino contagiare altri fronti. Ma per ora accontentiamoci: vedere i politici nostrani andar d’accordo su qualcosa è già di per sé un segnale che vale la pena annotare. Anche solo per ricordarci che, volendo, si può.
