Politica
Un laboratorio politico liberale longobardo salernitano
Quante volte abbiamo letto di auspici liberali naufragati e progetti politici per dare rappresentanza ad un pezzo di paese senza voce? Da anni si descrive l’urgenza di lavorare in modo pragmatico assieme alle forze politiche dell’area riformatrice e liberale in Italia, territorio per territorio, superando dinamiche controproducenti e curve tribali che allontanano i cittadini dalla partecipazione.
In una realtà difficile, tanti esprimono ancora la volontà di animare il dibattito pubblico con proposte “coraggiose”, orientate a rompere rendite di posizione ed a favorire dinamiche di competizione a vantaggio del ceto medio e di chi produce reddito attraverso il lavoro.
A Salerno c’è qualcosa che accade e, con le dovute peculiarità del territorio, può esser vista come una novità. La notizia, oltre allo scioglimento anticipato della amministrazione per le dimissioni del sindaco alquanto bizzarre, può esser rappresentata da un perimetro politico ampio e diverso da quanto siamo abituati a vedere. Da Azione a Forza Italia, da Casa Riformista al Partito Liberaldemocratico, da Base Popolare a Ora, passando da Noi di Centro, Popolari e Moderati tutti a supporto della candidatura a sindaco di Armando Zambrano, libero professionista con esperienza e radicamento, già presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Questa può essere una occasione per dare voce a sensibilità comuni in un perimetro di forze moderate. È uno quadro politico che rappresenta un cambio di paradigma ed esprime auspici civici e convergenti per il governo della città.
La città che fu sede del governo nazionale dopo lo sbarco alleato del 1943 può diventare un laboratorio di modernizzazione, libertà e merito, a condizione che le istanze del territorio vengano interpretate e tradotte in proposte concrete, superando logiche passate. Punti qualificanti per una sana e corretta gestione della cosa pubblica, sia al livello nazionale che locale, sono quelli della accountability degli amministratori e dell’efficientamento della spesa che fa il paio con la riduzione del debito e della pressione fiscale sui cittadini. Quando si vede costituire una piattaforma civica, moderata e riformatrice che rappresenta un fatto politico nuovo nel panorama meridionale una riflessione va fatta. Quanto poi si ascolta il candidato Zambrano affermare che “non si può andare avanti dando sempre la colpa agli altri” e che per realizzare progetti e sviluppo non “si può sempre aspettare la mano pubblica ma favorire l’iniziativa privata”, qualche antenna si può alzare.
Si sta costruendo nella città dove fu eletto deputato nel 1919 Giovanni Amendola, un modello dove un centro riformatore dimostra l’ambizione di assumere una vocazione maggioritaria, superando la condizione di marginalità alla quale il bipolarismo tossico che viviamo e patiamo, pare averlo vincolato. Se si lavorerà perché l’esperienza salernitana diventi uno spunto da replicare in altri territori dipenderà dall’impegno delle persone di buona volontà in circolazione. E se una stagione politica nuova a livello nazionale, fondata sul confronto, sulla competenza e su una visione liberaldemocratica, pragmatica e di rinnovamento del governo della cosa pubblica potrà essere proposta agli elettori, dipenderà dalla credibilità delle persone coinvolte e dalla maturità dei leader a guidare i processi.
È una sfida enorme, ardua e con tante variabili in gioco avverse: dagli ego dei personaggi politici alla legge elettorale, dai trend polarizzanti alle dinamiche distruttive delle bolle elitarie. Ma resta una parte significativa di italiani a cui rivolgersi, facendosi perdonare dei recenti e frequenti fallimenti. Chi non si riconosce nelle due coalizioni attuali, entrambe a traino prevalentemente demagogico, merita lo sforzo di avere una piattaforma centrista, europeista, liberomercatista. Tanto più in era bellica in cui siamo. Non vivremo anni facili, mostrare maturità sarebbe il minimo.
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