Il Consorzio Università Rovigo è il collante tra due grandi atenei – Padova e Ferrara – che hanno attivato corsi nella nostra città. Quest’anno abbiamo festeggiato il trentennale: il Consorzio nacque dall’esigenza di un’industria locale che cercava figure specifiche, poi si attivarono Comune, Provincia e Camera di Commercio. Oggi offriamo servizi concreti agli atenei, dal personale di segreteria ai tecnici informatici, ma soprattutto facciamo da raccordo col territorio: organizziamo eventi culturali, mettiamo gli studenti in collegamento con aziende e imprenditori locali che offrono borse di studio ai più meritevoli, creiamo opportunità post-laurea. Con l’Università di Ferrara e la Provincia abbiamo attivato una convenzione per formare e assumere funzionari nella pubblica amministrazione.
Cosa offre questo modello rispetto ai grandi atenei?
«Questo sistema prende il meglio di Università d’eccellenza e lo cala in un contesto locale più famigliare. Qui hai un rapporto uno a uno con i docenti, spazi e aule studio sempre disponibili, nessuna dispersione. I ragazzi apprezzano molto questa dimensione».
È un modello vincente contro la fuga dei cervelli?
«Noi siamo molto impegnati a non far fuggire i giovani da Rovigo, che è la provincia veneta che più soffre questo problema. Però do anche una lettura diversa creiamo le condizioni per far rimanere i giovani, ma non tratteniamoli a tutti i costi. .Piuttosto rendiamo il Veneto attrattivo anche dall’esterno. Il corso di Water and Geological Risk Engineering di Padova è popolato da studenti di tutto il mondo, dall’Iran al Bangladesh. Se i rodigini se ne vanno, viviamo di nuove leve che arrivano. È contaminazione culturale che crea crescita».
La politica è sensibile a queste necessità?
«Spesso la politica tende ad occuparsi poco dei giovani per una specie di “distanza d’interessi”. Non dico che la politica ignori il tema, ma non lo affronta in modo convinto. Mi auguro che la Regione si prenda più in carico i giovani veneti come bene collettivo, dall’istruzione obbligatoria all’università, aiutando anche le famiglie. I ragazzi sono il nostro futuro, da loro passa tutto: lo sviluppo, l’innovazione…».
Il Consorzio considera anche l’università di Ferrara..
«Siamo al confine, in alcune zone del Polesine si parla ferrarese. Ognuno deve confrontarsi con la propria realtà. Il Veneto è avanti su molti aspetti universitari, ma una visione diversa come quella dell’Emilia-Romagna, con atenei di tutto rispetto come Bologna, può essere utile. Per i giovani bandiere, regioni, nazioni contano ben poco».
Quali i progetti di sviluppo più prossimi?
«Dall’anno venturo avremo un nuovo corso in scienze motorie, molto richiesto. Si apriranno palestre e strutture di cui tutta la cittadinanza potrà usufruire. È’ l’esempio di come l’università faccia crescere la città oltre il valore accademico, per diventare sviluppo sociale sul territorio».
