Usa, incubo shutdown: prova di maturità dei repubblicani per salvare il Paese

Il governo federale americano è ufficialmente in shutdown da circa 48 ore. Questo fenomeno, che prevede il congelamento di ogni dollaro di spesa non essenziale, deriva dal mancato accordo tra i partiti politici sulla legge di bilancio, necessario per poter approvare il finanziamento della complessa infrastruttura federale. Questo non riguarda alcune spese ritenute essenziali, come gli assegni della Social Security. Per milioni di lavoratori federali, gli scenari possibili sono due: continuare a lavorare senza stipendio oppure entrare in congedo non pagato. Ogni giorno, circa 400 milioni di dollari di stipendi vengono trattenuti, con un danno sul Pil che, secondo un memo della Casa Bianca, potrebbe arrivare a 15 miliardi di dollari a settimana.

La colpa

Data la situazione di trifecta, ovvero di controllo repubblicano della House of Representatives, del Senato e della Presidenza, l’opinione pubblica americana, secondo NPR, tende a incolpare principalmente il partito di governo. Le procedure americane prevedono l’assenso di almeno alcuni democratici, ad esempio al Senato, dove sono richiesti 60 voti per poter approvare il bilancio. I democratici hanno fatto le loro proposte di legge finanziaria, cercando di mantenere in vita dei sussidi all’assicurazione sanitaria contenuti originariamente nell’Obamacare. Da entrambe le parti è iniziata la corsa a incolpare la controparte per lo shutdown, con i repubblicani che, tramite diversi dipartimenti come quello della Giustizia o dell’Agricoltura, hanno sostenuto che “la sinistra radicale porterà allo shutdown del governo federale”, usando delle piattaforme governative per fare propaganda politica, oltrepassando ancora una volta quella che era la norma, ovvero l’utilizzo dei profili social del governo per informare in modo neutro dello shutdown.

I possibili licenziamenti

Per aggiungere benzina al fuoco, il presidente Trump ha dichiarato che migliaia di dipendenti federali potrebbero essere licenziati, sfruttando quindi lo shutdown per perseguire i propri obiettivi di taglio della spesa pubblica e della forza lavoro federale. Il direttore dell’Ufficio del bilancio, Russ Vought, ha dichiarato che questi licenziamenti potrebbero iniziare nelle prossime ore. Ma Vought non si è limitato a questo, annunciando anche il taglio di 8 miliardi di dollari per finanziamenti a progetti energetici, guarda caso dislocati in 16 Stati che avevano votato per Kamala Harris nel 2024, oltre a 18 miliardi di finanziamenti in infrastrutture tra New York e il New Jersey, confermando la strategia di vendetta contro gli Stati considerati nemici sulla base del voto espresso.

La risoluzione non è vicina

Ad oggi non sembra che la risoluzione dello shutdown sia vicina, nonostante alcune trattative siano state avviate tra i rappresentanti dei partiti, in particolare con il leader di maggioranza John Thune e con il leader di minoranza Chuck Schumer, e sembra trapelare un filo di entusiasmo rispetto a una conclusione positiva di accordo bipartisan sul finanziamento del governo. Il Parlamento dovrà dare prova di maturità: dovrà dimostrare all’America che esiste ancora la possibilità di venirsi incontro, di potersi confrontare e di collaborare per il bene pubblico, nonostante l’inquilino della Casa Bianca continui a fare il possibile per allontanare il Paese da questo scenario.