USA, lo shutdown americano colpirà presto le tasche di milioni di cittadini. 25 Stati denunciano l’Amministrazione Trump

Lo shutdown americano, che sembra ormai voler raggiungere e probabilmente oltrepassare la durata di un mese, puntando a superare il record di 35 giorni verificatosi durante il primo mandato del Presidente Trump, colpirà presto le tasche di decine di milioni di cittadini. Questo a causa dell’impossibilità di reperire i fondi per il programma SNAP (Supplemental Nutrition Assistance Program), il principale programma pubblico per il supporto all’acquisto di cibo per le famiglie a basso reddito. Questo strumento si basa sul coordinamento tra le autorità dei singoli Stati, che individuano i soggetti idonei a beneficiare dei sussidi, e del governo federale, che emette il sussidio in termini pratici.

Già nella Big Beautiful Bill, approvata durante l’estate, il programma aveva subìto dei tagli reali rilevanti, spostando inoltre in capo agli Stati alcuni oneri, anche di tipo finanziario, ben sapendo che questi ultimi, avendo una potenza di fuoco finanziaria molto più scarsa del governo di Washington D.C., nei fatti sarebbero andati a tagliare o a restringere l’accesso allo strumento. Il taglio si aggira intorno alla cifra di 190 miliardi di dollari fino al 2034, e risulta essere la riduzione più pesante della storia del programma, che andrà a colpire quasi 40 milioni di americani, tra cui 16 milioni di minori, 8 milioni di anziani, 4 milioni di disabili in tutto il Paese.

Lo shutdown, ovviamente, blocca all’origine tutto il sistema di finanziamento, nonostante le modifiche degli scorsi mesi. Questo significa che, a partire da oggi (il finanziamento per il mese di ottobre era già stato stanziato ed erogato), tutti i beneficiari dello SNAP resteranno senza una vitale fonte di integrazione al reddito, senza sapere se e quando verranno pagati gli arretrati, mentre negli Stati Uniti si avvicina il Thanksgiving Day. Come era normale aspettarsi, sono gli Stati a guida democratica che più hanno protestato, e 25 Stati hanno denunciato l’Amministrazione Trump, dopo che quest’ultima si sarebbe rifiutata di utilizzare un fondo di emergenza da circa 5 miliardi, che comunque riuscirebbe a coprire poco più della metà dell’esborso previsto inizialmente per il mese di novembre.

Le parole del portavoce del Dipartimento dell’Agricoltura, Alec Varsamis (ha dichiarato che “si aspetta di vedere presto il punto di rottura per i Democratici, che dovranno scegliere tra sostenere la sua ala di estrema sinistra e riaprire il governo federale”), non sembrano indicare un momento di distensione tra le parti in conflitto, così come conferma l’uscita del senatore Tuberville dell’Alabama, che spera che trattenendo i fondi gli abitanti delle metropoli facciano pressione sui Democratici. Parole molto dure, che non tengono conto dell’impatto fondamentale dello SNAP sulla vita di tante persone, anche in Alabama, dove una persona su sette riceve soldi dal programma, oltre che in tanti altri Stati controllati dai Repubblicani come la Louisiana, in cui quasi una famiglia su cinque accede al programma; l’Oklahoma con il 17% di cittadini che accedono al programma; l’Ohio, lo Stato di J.D. Vance, in cui quasi un milione e mezzo di persone accede al sussidio. Un approccio politico che, più che misurarsi con la realtà di milioni di famiglie, sembra concentrarsi sulla logica del confronto tra partiti, dimenticando che dietro i numeri ci sono persone.