Usa-Ue: il nuovo scisma d’Occidente, l’America di Trump divisa e divisiva contro gli europei furbi e imbroglioni

President Donald Trump speaks during a NORAD, North American Aerospace Defense Command, Tracks Santa Operation call at his Mar-a-Lago club, Wednesday, Dec. 24, 2025, in Palm Beach, Fla. (AP Photo/Alex Brandon) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Ecco che s’avanza un vecchio sospetto: se l’America sia morta o morente, vittima di una guerra fratricida, visto che appare sempre più spaccata, divisa e inconciliabile con sé stessa. Strabica con l’Europa, che aveva sempre guardato negli occhi e che adesso non riconosce, con un certo orrore. Io stesso l’ho scritto mille volte fidandomi di Friedman (quello, fra i tanti, arrivato da Budapest occupata e distrutta dai Russi nel 1956), secondo cui l’America per definizione è nemica di sé stessa e sta sempre a un pelo da una guerra civile. È tutto vero, ma non ha più gli stessi effetti.

Gli Usa nel quarto trimestre hanno fatto faville come crescita complessiva e fiducia nell’esecutivo e nell’essere “American”. In questi giorni mi trovo qui nella mia seconda patria (spesso amarissima) per passare le feste con i miei figli americani, che sono anche un bel po’ italiani. È il mio 48esimo viaggio dal 1992, quando venni a raccontare il rogo pubblico su cui fu ardo Woody Allen accusato di incesto, stregoneria, ebraismo e amore per l’Europa. Tutto è cambiato furiosamente in pochi anni e l’America oggi si odia e si denuncia davanti al mondo, come ha sempre fatto. Ma resta sempre il genio del mondo: staremmo ancora nelle caverne barocche o a fare la pizza sotto i templi di Paestum se l’America non ci avesse insegnato non solo la libertà e la democrazia, ma la ferocia necessaria per tenere in piedi la baracca.

Chiedo ad amici e parenti dove sia il cambiamento visto che “the land of opportunities” è sempre più opulenta e laboriosa. Qui fare un mese di ferie è considerato una imbecillità perché non ci basta più aspirare ad essere milionari e super miliardari, cosa che a noi riesce benissimo. Ma con i soldi di prima si poteva aspirare solo al lusso banale. Il cittadino americano ha nuovi lussi nella lista dei suoi desideri: immortalità tendenziale, spazi di meditazione selvaggi e monacali (da diecimila dollari al giorno) rivoluzione alimentare e nelle taglie, robot che su richiesta fanno sesso e rassettano casa e giardino. Il Natale è ancora trendy: sulla superstrada che da Miami porta a Palm Beach abbiamo visto sfrecciare automobili totalmente ricoperte, come un eczema, da un mosaico di luci da albero di Natale, tutte intermittenti.

Abbiamo lambito Mar A Lago, dove il mio figlio più piccolo (un gigante da football americano) andava a giocare contro la scuola dei Trump. Ti ricordi subito che è un altro mondo da sempre e per sempre, già prima di uscire dall’aereo: sei ancora seduto e una giovane speaker bilingue dà il benvenuto: “Chi deve prendere altri voli, recuperi prima di tutto qui a Miami il suo bagaglio, altrimenti non lo rivedrà mai più. Noi non siamo i babysitter delle vostre valigie e semplicemente le distruggiamo. Ci siamo capiti italiani distrattoni, sempre con la testa fra le nuvole? L’America non è la vostra mamma. Non scordatevi le valigie e buon Natale”. Come abbiamo imparato da quei bruti laboriosi e rapaci che sono DJ Vance e Donald Trump, l’Europa è per loro solo un clandestino a bordo che sbafa e imbroglia, ma che se vede il lupo cattivo chiama Washington. Ma Washington ha cambiato numero e pensa ad un altro mondo così come si vede anche dai giornali.

Avete fatto caso: fino a 25 anni fa la parola “oligarca” era usata solo per i russi che nell’ora del tramonto sovietico avevano arraffato tutto il tesoro dell’Unione, del Partito e del KGB, lo avevano riciclato alla svelta con l’aiuto delle principali mafie e poi se lo erano distribuito fra i più svegli e forti e mascalzoni. Vladimir Putin è uno degli uomini più ricchi del mondo eppure uscì dalla modesta caserma di Dresda nella Germania orientale solo col grado di tenente colonnello. Poi si sono fatti castelli di Cenerentola e tutto quel che si può desiderare. Ma è diventato lui stesso oligarca inter-pares con circoli concentrici di oligarchi sempre più periferici. E Trump chi ha mandato a Mosca e a Berlino a trattare con gli oligarchi dell’Inner circle di Putin? Ha mandato i suoi oligarchi affaristi, doppiogiochisti e agenti immobiliari che badano al soldo al sodo senza neanche sapere che cosa sia la diplomazia.  Con sincronismo, sia Putin che Trump chiamano i leader europei “porcellini”: pieni di boria e di ideali, ma che intanto, pur avendo un territorio più grande e popoloso e ricco degli americani non contano nulla perché si sono limitati alle furbizie: come caricare sulle spalle americane la spesa del servizio pubblico della difesa armata. Siamo sempre lì: si vis pacem para bellum, che ha permesso all’operaio tedesco di guadagnare più di quello della Ford perché non è gravato dalle tasse per la difesa.

Il sistema trumpiano ha creato i fondamenti per la futura lotta di classe. La prima classe è quella di chi è ricco sfondato per sempre, la seconda è la classe di chi è mediamente ricco ma aspira ad entrare in prima classe ma resta a metà. La terza è la classe destinata a fornire sicurezza armata alla prima classe che cerca nuovi prodotti come la colonizzazione dello spazio e l’eterna giovinezza. La terza classe interviene a mano armata – lo vediamo in Venezuela e in Iran – e Trump non teme di confessare di volere la Groenlandia (che fu occupata dagli americani quando la Danimarca passò con Hitler). Qualcosa di pallidamente simile accade in Cina e alla Russia. L’Internazionale oggi è l’inno della classe degli oligarchi sempre più ricchi protetti dal deep state cui molta la guardia il Terzo Stato degli armati che riaccompagnano a casa loro gli intrusi e quelli che non sanno stare al nuovo mondo. Ora con l’Europa è una sfida di rabbia e il gemellaggio Mosca-Washington è visto come il più incredibile paio di corna che il continente dell’antica civiltà potesse aspettarsi.