Vendita Repubblica, Elkann chiede troppo. Scontro tra la redazione e Orfeo

Tempi lunghi, punti interrogativi e inevitabili tensioni. Mentre domina ancora l’incertezza sul futuro di Repubblica e del gruppo GEDI, da mesi in procinto di passare dalle mani della Holding Exor – di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann – a quelle del gruppo Antenna del magnate greco Theo Kyriakou, non scende il nervosismo all’interno della redazione del giornale, con circa 1300 dipendenti propensi ad incrociare le braccia.

Vendita Repubblica, manca ancora l’accordo economico

La trattativa doveva concludersi il 31 gennaio (seguendo i paletti l’esclusiva riservata ad Antenna Group) ma stando a quanto riportato da Dagospia a mancare sarebbe proprio l’accordo economico. Elkann vorrebbe incassare circa 120/140 milioni di euro, Kyriakou chiuderebbe solo a 90 milioni. Una richiesta che sarebbe fuori dai valori di bilancio, riportati da Domani: “Se nel 2019 era lì iscritta per 150 milioni di euro, ad oggi ne vale 65”. La stima economica del giornale, stando ai dati, è in picchiata, e non è detto che la trattativa vada in porto.

Repubblica, il duro scontro tra la redazione e il direttore Orfeo

Come se non bastasse, nei giorni scorsi Professionereporter ha raccontato di un duro scontro al giornale tra il Comitato di redazione e il direttore Mario Orfeo, il quale aveva chiesto lo svolgimento di un evento trovando l’opposizione dei giornalisti, con il blocco di tutte le iniziative oltre la normale realizzazione del giornale. Soltanto ad inizio febbraio, Repubblica aveva annunciato una giornata di sciopero a seguito di un’assemblea della redazione diventata permanente nel corso del pomeriggio e della serata, col il quotidiano che non è andato in stampa il 10 febbraio e, dopo una giornata di sciopero, neppure il giorno seguente, con tanto di sito web fermo nel primo dei due giorni. Un’iniziativa per chiedere di essere informati sulla trattativa in esclusiva: “In questa trattativa manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediato”. Una domanda dei redattori resta ancora senza risposta: “Ci sono state altre offerte? Se sì perché non prenderle in considerazione?”. Ad oggi il giornale non conosce il suo futuro.