Veneto, a chi i due posti vuoti lasciati vuoti da Stefani e Bitonci? La partita vera è tutta dentro il Carroccio

Il ventidue e ventitré marzo i veneti di due collegi uninominali torneranno alle urne per le suppletive alla Camera. I seggi sono quelli lasciati vacanti da Stefani e da Bitonci, passato in giunta. Due posti che la Lega considera propri per diritto di successione e che gestisce senza contestazioni dagli alleati. La partita vera è tutta dentro il Carroccio.

Centenaro a Selvazzano

A Selvazzano Dentro-Padova la scelta è caduta su Giulio Centenaro, primo dei non eletti alle regionali, radicato nel padovano. Un’operazione lineare, quasi dovuta: la legge elettorale regionale ha penalizzato la Lega a Padova e Centenaro va recuperato. Nessuna polemica.

Di Rubba a Rovigo

Diversa la dinamica a Rovigo, dove il nome è quello di Alberto Di Rubba, tesoriere federale della Lega, commercialista bergamasco. Un profilo di apparato, non di territorio. La richiesta è arrivata da via Bellerio e il direttivo veneto l’ha accolta con una logica esplicita: se il Veneto ha ottenuto il governatore grazie alla pressione del segretario federale, è giusto ricambiare. Di Rubba porta con sé una condanna in appello a due anni e otto mesi per peculato nell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission. Ha annunciato ricorso in Cassazione e resta candidabile per legge. I suoi difensori ricordano l’assoluzione piena ottenuta in un procedimento parallelo. Il quadro giudiziario è tutt’altro che definito, ma il centrosinistra non mancherà di farne argomento di campagna.

Veneto, a chi i due posti vuoti lasciati vuoti da Stefani e Bitonci? La partita vera è tutta dentro il Carroccio

Resta la questione politica di fondo. La Lega è nata come partito del radicamento territoriale e ha appena ottenuto il trentasei per cento alle regionali — record percentuale — con una campagna che del territorio ha fatto il manifesto. Candidare nel Polesine un profilo lombardo è una scelta che interroga l’identità stessa del partito. Non necessariamente la contraddice: i partiti evoluti sanno bilanciare centro e periferia. Ma nel collegio che fu di Stefani il contrasto narrativo è evidente. Il deputato Pretto ha chiesto trasparenza sul metodo decisionale, il fronte però resta compatto. In un collegio storicamente sicuro, il rischio non è la sconfitta ma l’affluenza e lo scarto. Nel Polesine il rapporto tra centro e periferia non è mai stato un tema neutro. La Lega, più di chiunque altro, dovrebbe saperlo.