Veneto, attese infinte: dalla Valdastico Nord all’Alta Velocità verso Padova. La regione museificata, tagliata fuori dai flussi

Mentre l’Europa ridisegna le proprie rotte commerciali e la geopolitica impone scelte rapide, il Veneto si scopre ancora prigioniero di veti, ricorsi e lentezze che il mondo produttivo non può più permettersi. Il Nordest è la porta orientale del Paese. Da qui passano i corridoi che collegano il Mediterraneo all’Europa centrale, da qui transiteranno le merci e i viaggiatori di un continente che cerca alternative alla dipendenza da rotte instabili. Essere pronti non è un’opzione: è una necessità strategica.

Eppure, opere concepite decenni fa restano sulla carta. La Valdastico Nord attende da sessant’anni. L’Alta Velocità verso Padova arriverà, forse, nel 2037. Progetti che altrove sarebbero già in esercizio qui scontano il combinato disposto di burocrazia elefantiaca e opposizioni ideologiche che antepongono il no a prescindere a qualsiasi valutazione di merito. Chi si oppone per principio a ogni infrastruttura, invocando un ambientalismo di facciata che ignora i costi sociali dell’immobilismo, dovrebbe chiedersi quale futuro immagina per questo territorio. Un Veneto museificato, tagliato fuori dai flussi che determineranno la prosperità del continente? Le grandi opere si giudicano sui benefici di lungo periodo, non sugli slogan.

La politica regionale deve porsi in modo fermo, contro la burocrazia, le resistenze ideologiche, la mancanza di coraggio. Ora servono decisioni rapide, iter semplificati, la capacità di superare i particolarismi. Il Nordest ha dimostrato di saper competere con chiunque. Dategli le infrastrutture per farlo.