Veneto e giunta Stefani: le deleghe al leghista Bitonci e il cambio di passo dall’era Zaia. Un perimetro ancora da riempire

La giunta Stefani è in carica da poco più di due mesi e le deleghe a imprese, innovazione e startup sono finite nelle mani di Massimo Bitonci, leghista, ex sindaco di Padova, ex sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un profilo che conosce la macchina istituzionale, certo, ma che fin qui non ha avuto modo di imprimere una direzione chiara sulle politiche per l’innovazione. Tra le deleghe assegnate figurano esplicitamente “start-up e scale-up innovative” e “Transizione 5.0 e Manifattura 5.0”: sulla carta, un perimetro ampio. Nei fatti, è tutto da riempire.

Veneto e giunta Stefani, le deleghe al leghista Bitonci

Gli strumenti ereditati dalla giunta Zaia non mancano. Il principale è il Fondo Veneto Competitività, sezione Start Up, attivato nel giugno 2025 con una dotazione di 14 milioni di euro nell’ambito del programma FESR 2021-2027 e gestito da Veneto Innovazione SpA. Prevede prestiti a tasso zero senza garanzia, con la possibilità di conversione parziale in contributo a fondo perduto dopo 36 mesi. Due le linee: la Linea A, per PMI e lavoratori autonomi attivi da meno di tre anni, con investimenti tra 20.000 e 75.000 euro; la Linea B, fino a 150.000 euro, per imprese selezionate attraverso percorsi di accompagnamento con soggetti qualificati. A questo si aggiunge il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione, che finanzia progetti conformi alla Strategia di Specializzazione Intelligente regionale nei settori Smart Agrifood, Smart Manufacturing, Smart Health e altri ambiti ad alta intensità tecnologica.

Sul fronte delle infrastrutture, il Veneto dispone di incubatori certificati come H-Farm a Roncade, t2i (il consorzio delle Camere di Commercio), VEGAinCUBE a Venezia e Startcube a Padova. Realtà consolidate, ma che operano spesso in modo frammentario, senza una vera regia regionale. Il punto debole, in fondo, è proprio questo: gli strumenti esistono, i bandi vengono pubblicati, i fondi europei arrivano. Ma manca una visione strategica che li tenga insieme, che trasformi un insieme di misure in un ecosistema. Il Veneto non ha mai avuto il suo equivalente di PoliHub o del sistema lombardo che ruota attorno a Milano — né è realistico aspettarselo. Ma potrebbe puntare sulle sue specificità: la manifattura avanzata, l’agritech, la connessione tra università e impresa che a Padova ha già prodotto spin-off di qualità.

Bitonci conosce la macchina

La giunta Stefani parte con alcuni vantaggi: Bitonci conosce la macchina del Mimit dall’interno, le deleghe includono esplicitamente startup e Transizione 5.0, e i 14 milioni del Fondo Competitività sono già operativi. Il cambio di passo rispetto all’era Zaia — che pure ha costruito le fondamenta — potrebbe arrivare proprio dalla capacità di mettere a sistema ciò che già esiste: connettere incubatori, università e imprese in una strategia unitaria, trasformando la frammentazione in rete. Le premesse ci sono. Ora servono le scelte.