Veneto, i primi 100 giorni di Stefani: il dossier sulla sanità, l’ipotesi Parlamento tramontata e l’ombra di Zaia

GIACOMO POSSAMAI SINDACO DI VICENZA, ALBERTO STEFANI PRESIDENTE REGIONE VENETO, MARIA CRISTINA SQUARCIALUPI PRESIDENTE NAZIONALE CONFINDUSTRIA FEDERORAFI

Manca una manciata di giorni a quando Alberto Stefani taglierà il traguardo simbolico dei cento giorni da presidente della Regione Veneto. Un tempo troppo breve per giudicare, ma sufficiente – fin da ora – per capire in che direzione si muove il più giovane governatore della storia repubblicana. E per misurare la distanza tra le parole dei programmi e la consistenza dei primi atti.

La scelta di affidare la Sanità a un cardiochirurgo di fama internazionale

Partiamo da ciò che c’è. La giunta è stata varata nei tempi statutari, con equilibrio territoriale e rispetto della parità di genere — due promesse mantenute. La scelta di affidare la Sanità a un cardiochirurgo di fama internazionale dell’Università di Padova segnala la volontà di mettere competenza dove servono risposte concrete. Il Documento di Economia e Finanza Regionale 2026-2028, adottato il dieci febbraio, definisce una cornice programmatica ambiziosa: la sfida demografica al centro dell’agenda, la sburocratizzazione come metodo, il coordinamento con il sistema universitario come leva strategica. Un bando da tre milioni di euro per le start-up che assumono giovani laureati veneti traduce in misura concreta la retorica sulla fuga dei cervelli. La cancellazione del Fondo Anticipazioni di Liquidità libera cento milioni di margini di spesa. Sulla carta, non poco.

Veneto, sulla sanità che si giocherà la credibilità di questa legislatura

Ma è sulla sanità che si giocherà la credibilità di questa legislatura. I numeri dell’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, pubblicati a inizio febbraio, fotografano una realtà che nessun documento programmatico può edulcorare: nel 2025 circa novecentocinquantamila veneti hanno rinunciato a visite o esami per tempi d’attesa insostenibili o barriere economiche. Quasi duecentomila cittadini hanno chiesto un prestito per accedere a cure nel privato — importo medio di seimila euro, rateizzato in quattro anni e mezzo. Il settantanove per cento ha scelto almeno una volta la sanità privata, con una spesa media di quasi quattrocento euro a prestazione. Sono cifre che raccontano una sanità a doppia velocità, in una regione che per decenni si è vantata dell’eccellenza del proprio sistema sanitario regionale.

Il tema al centro del programma

Stefani ha posto il tema al centro del programma, separando le deleghe al Sociale da quelle alla Sanità — primo segnale di discontinuità organizzativa. Ma le liste d’attesa restano il macigno quotidiano dei veneti. La Corte dei Conti ha certificato che i fondi regionali per prestazioni esterne sono quasi raddoppiati in un anno, dai ventinove milioni del 2023 ai cinquantadue del 2024, senza che il problema si sia sostanzialmente ridimensionato. Poi c’è il convitato di pietra. Luca Zaia ha chiuso la sua stagione con duecentotremila preferenze personali, record assoluto nella storia delle regionali italiane. L’ipotesi che approdasse a Roma attraverso le suppletive di marzo è tramontata, ma la sua ombra lunga accompagna ogni passo della nuova giunta. Stefani ha ereditato una macchina funzionante e la sta pilotando con prudenza. Ma la prudenza, nel Veneto che chiede risposte su sanità, infrastrutture e autonomia, rischia di essere scambiata per inerzia.

Capitolo grandi opere ed autonomia differenziata

Sul fronte delle grandi opere, il governatore ha messo in fila le priorità: terza corsia dell’A4 orientale, velocizzazione ferroviaria Mestre-est, holding autostradale regionale. Dossier che richiedono interlocuzione costante con Roma e Bruxelles, e che per ora restano dichiarazioni d’intenti. Il capitolo autonomia differenziata è forse quello più delicato: Stefani ha scelto una posizione attendista — aspettare l’impatto del federalismo fiscale, previsto entro il primo semestre 2026 — ma il concorso delle Regioni alla finanza pubblica pesa per oltre cinquecento milioni nel periodo 2023-2029. Un vincolo che restringe oggettivamente i margini di manovra, proprio mentre le esigenze del sociale e della sanità li dilatano. Il primo esame elettorale arriva il ventidue marzo con le suppletive per i due seggi lasciati vacanti dallo stesso Stefani e dall’assessore Bitonci. Un test minore per definizione, ma che dirà qualcosa sulla tenuta del consenso. Intanto la conclusione dei cantieri PNRR e l’eredità olimpica di Milano Cortina offriranno ulteriori banchi di prova. Il Veneto di Stefani ha una rotta tracciata e una squadra al lavoro. Ma i cento giorni che verranno dopo i primi cento saranno quelli decisivi. Perché governare una regione da cinque milioni di abitanti non è redigere un documento programmatico: è tradurlo in servizi, tempi, risposte. E su questo i veneti, notoriamente, non concedono proroghe.