Il Veneto è tra le regioni italiane con la fiscalità diretta più leggera. L’addizionale regionale IRPEF è ferma all’1,23%, l’aliquota di base fissata dalla legge nazionale, applicata in misura unica a tutti i contribuenti senza scaglioni progressivi. Una scelta politica coerente, portata avanti da anni, che ha costruito l’immagine di una regione amica del contribuente. Il cosiddetto “Veneto Tax Free” non è una bugia. È un obiettivo reale, perseguito con determinazione. Ma ogni scelta fiscale ha un rovescio, e quello veneto merita di essere guardato con onestà.

Perché se la Regione non incassa attraverso la leva fiscale diretta, i servizi devono trovare altre strade di finanziamento. E spesso quelle strade passano dal portafoglio delle famiglie. Le rette degli asili nido nel Nord-Est sono tra le più alte d’Italia: secondo l’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, il Veneto è la regione in cui le famiglie contribuiscono con la quota più elevata rispetto alla spesa complessiva per i servizi alla prima infanzia. La Regione interviene con voucher — 4,9 milioni stanziati per il 2025-2026, contributi tra 900 e 1.300 euro a famiglia tramite il Fattore Famiglia — ma si tratta di misure che non coprono il divario strutturale, riservate peraltro ai nuclei con ISEE sotto i 15.000 euro.

Lo stesso meccanismo si riproduce nella sanità. Le liste d’attesa spingono una quota crescente di cittadini verso il privato, con una spesa diretta che in Veneto resta significativa nonostante un sistema pubblico ancora tra i migliori del Paese. E nei trasporti, dove l’assenza di investimenti regionali adeguati si traduce in costi di mobilità privata che gravano soprattutto sulle fasce di reddito medio-basse. Non si tratta di contestare una linea politica. Si tratta di riconoscere che la pressione fiscale non scompare: si sposta.

Dal prelievo diretto al costo indiretto, dalla tassazione visibile alla spesa invisibile. Una famiglia veneta che paga meno IRPEF regionale ma sostiene per intero la retta del nido, il ticket del trasporto scolastico e la visita specialistica privata non sta necessariamente risparmiando. Sta pagando in un altro modo. Il nodo è politico prima che contabile. Il bilancio regionale della giunta Stefani dovrà misurarsi con questa domanda: è possibile mantenere la promessa di bassa fiscalità senza scaricare i costi sui cittadini che meno possono permetterselo?