La giornata politica si compatta attorno a tre assi che raccontano bene l’agenda parlamentare del 2026: economia, politica estera e sicurezza.
I numeri arrivano dall’ISTAT e parlano chiaro: a novembre 2025 la disoccupazione scende al 5,7%, ai minimi storici dal 2004, mentre quella giovanile cala al 18,8%. Gli occupati crescono di 179mila unità su base annua, trainati soprattutto dai contratti a tempo indeterminato. Per Giorgia Meloni è il segno di uno «sforzo comune» che rende il sistema produttivo più solido, pur in un contesto internazionale sempre più instabile. Ed è proprio questa incertezza degli scenari internazionali a dominare l’agenda.
Martedì il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferirà al Senato sulla crisi venezuelana e sulla strage di Crans-Montana, con un’informativa che toccherà anche il blitz statunitense contro il regime di Caracas. Dai servizi di intelligence filtra la speranza che l’Aula possa accogliere una notizia attesa: la liberazione dell’italiano Alberto Trentini, detenuto ingiustamente in Venezuela. Sullo sfondo, la richiesta politica di non limitarsi alle parole. In capigruppo a Palazzo Madama, il Pd ha chiesto al governo di attivare strumenti di assistenza economica per le famiglie delle vittime di Crans-Montana che si costituiranno parte civile nei procedimenti giudiziari.
Sul fronte interno restano le ombre della violenza politica. I saluti romani di Acca Larenzia, il pestaggio subìto dai giovani di Gioventù Nazionale e i colpi sparati contro una sede della Cgil a Roma vengono richiamati come segnali che non possono essere archiviati. Elly Schlein e il deputato dem Roberto Morassut parlano di comportamenti incompatibili con la Costituzione, di una deriva che va condannata senza ambiguità. Si avvicina il referendum, segnato in rosso sulle agende della politica. Forza Italia investirà tutto sui quesiti. La riunione di via in Lucina, presieduta da Tajani ieri mattina, ha avuto un taglio operativo su: road map di iniziative locali, una mobilitazione concentrata nelle ultime settimane e un impegno economico significativo, anche grazie al tesoretto del tesseramento.
Ma la giornata è stata segnata anche dall’offensiva di Matteo Renzi, che sceglie di parlare direttamente agli elettori di centrodestra. Prima nella sua newsletter, dove rivendica l’eredità di Industria 4.0 e cita il lavoro dell’allora ministro Carlo Calenda; poi in Aula al Senato, dove incalza il ministro dell’Interno sui rimpatri e sulla certezza della pena. «Vi riempite la bocca di slogan sulla sicurezza, ma non riuscite a garantire risultati», accusa Renzi, avvertendo la maggioranza che su questo terreno «sta perdendo i suoi». E affonda anche sul piano internazionale. «Non si costruisce un’alternativa difendendo dittatori alla Maduro», dice rivolgendosi al centrosinistra, marcando una linea netta sulla crisi venezuelana e prendendo le distanze da ogni ambiguità verso il regime di Caracas.
La replica, a distanza, arriva dalla Lega. Matteo Salvini rilancia il tema della sicurezza negli scali ferroviari: più militari nelle stazioni e un rafforzamento di Fs Security fino a 1.500 unità, dopo l’omicidio del capotreno a Bologna. Un segnale politico che prova a rispondere alle accuse di immobilismo.
