Per comprendere cosa sia davvero l’Olimpichetto, occorre prima varcare idealmente la soglia del Teatro Olimpico di Vicenza, ultima opera di Andrea Palladio, e lasciarsi ingannare da uno dei più raffinati artifici della storia dell’architettura. La scena fissa del teatro, completata da Vincenzo Scamozzi dopo la morte del maestro, è un capolavoro di illusione prospettica che trasforma pochi metri di profondità in un’infinita strada romana. Legno, stucco e gesso si fondono per creare tre vie che sembrano perdersi verso l’orizzonte, incorniciate da nicchie, statue, archi e colonne: un’architettura effimera fatta per sembrare eterna, un’intera città classica compressa nello spazio di un palcoscenico.
È di questa meraviglia che l’Olimpichetto rappresenta la copia itinerante, realizzata in scala quasi naturale nel 1948 con la stessa combinazione di materiali poveri e nobili – legno, tela e stucco – pensata però per essere smontata, trasportata, rimontata. Un teatro portatile nato dalle macerie della guerra, quando Vicenza aveva perso il Teatro Verdi e il Teatro Eretenio sotto le bombe e perfino la Basilica Palladiana mostrava le ferite della sua celebre copertura lignea distrutta. Fino al 22 febbraio 2026, proprio nel Salone della Basilica Palladiana, l’Olimpichetto torna protagonista con la mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore“. Un evento che riunisce idealmente il primo e l’ultimo cantiere palladiano: la Basilica, esordio architettonico del grande maestro, e il Teatro Olimpico, suo testamento artistico. L’originale progetto espositivo, ideato e promosso dal Comune di Vicenza con la co-organizzazione di Intesa Sanpaolo, offre un’esperienza che il Teatro Olimpico stesso non può garantire: entrare fisicamente dentro la scenografia, percorrere quelle vie prospettiche che normalmente si possono solo ammirare dalla cavea. Una mostra immersiva, completata da materiali d’archivio, testimonianze storiche e un ricco programma di spettacoli, musica e incontri sotto la direzione artistica di Roberto Cuppone.
«Far tornare protagonista l’Olimpichetto nella città che ha visto nascere Restituzioni, il programma permanente di restauri di Intesa Sanpaolo, unico al mondo, significa continuare ad avere a cuore il patrimonio artistico e culturale del Paese», ha dichiarato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. «Con particolare convinzione affianchiamo l’Amministrazione comunale di Vicenza nel dare nuova vita ad un ambasciatore della cultura italiana».
Un ambasciatore che ha davvero viaggiato per il mondo. L’Olimpichetto debuttò al Cambridge Theatre di Londra il 4 ottobre 1948, portato in tournée dalla compagnia teatrale italiana della Biennale di Venezia diretta da Guido Salvini, con un cast che schierava giovani promesse destinate a diventare miti: Vittorio Gassman e Nino Manfredi. Da Londra a Parigi, al Théâtre Sarah-Bernhardt, poi negli anni successivi a Lisbona, Madrid, Berlino, Houston, Buenos Aires. La piccola Vicenza conquistava il mondo attraverso il suo teatro smontabile.
Di quella stagione irripetibile esiste ancora una testimone. Susanna Egri, classe 1926, pioniera della danza moderna in Italia, era giovanissima quando salì sul palco dell’Olimpichetto per danzare nell’Edipo Re diretto da Salvini. Oggi, a novantanove anni, la sua memoria è un archivio vivente di quell’avventura: nella video-intervista che accompagna la mostra, Egri restituisce il clima elettrico di quelle sere londinesi, i volti dei compagni di scena.
Il sindaco Giacomo Possamai ha inquadrato l’iniziativa in una prospettiva di diplomazia culturale: «Olimpichetto non è solo una scenografia teatrale: è un’idea di Italia che viaggia nel mondo. Nato dalle macerie della guerra, nel momento più fragile per il nostro Paese, questo piccolo grande teatro ha portato fin da subito a Londra, Parigi e poi nei principali palcoscenici internazionali un messaggio potentissimo: la cultura come forza di ricostruzione, identità e dialogo tra popoli». Un’eredità che Vicenza intende rilanciare: dopo l’esposizione in Basilica, l’Olimpichetto ripartirà per una nuova tournée internazionale.
La riscoperta di questo tesoro dimenticato è nata dalla curiosità dell’assessore alla cultura Ilaria Fantin e si è trasformata in un lungo lavoro d’archivio coordinato dai Musei Civici. Prima dell’allestimento, la scenografia è stata sottoposta a un importante restauro affidato agli allievi di Engim – Professioni del Restauro: per un mese circa, una dozzina di studenti ha lavorato su strutture segnate dall’uso e dall’abbandono, trasformando l’intervento in un vero cantiere-scuola.
