E adesso Tu? Non dovevamo rivederci più? Questo incipit “sanremese” non è un collage di canzoni d’amore. È la mia triste riflessione che spero non si avveri, dove morto un Imam, a Teheran se ne fa un altro. Facciamo il punto adesso sul futuro del Paese.
Costruire la democrazia è più complesso di esportare la democrazia. Ma la Storia insegna che esportare la democrazia è impossibile e costruirla è molto difficile. La lingua italiana con la parola complessità rivela però che il problema abbia una soluzione. E dunque con fiducia dobbiamo camminare insieme rispettando un popolo che amiamo e che ci ama.
Un popolo che ha sofferto e che legittimamente festeggia la liberazione da oppressori barbari e incivili. Viva l’Iran libero. Ma una classe dirigente non la si costruisce a suon di slogan da migliaia di chilometri. La mia sensazione (che mi fa comunque paura) è una “soluzione venezuelana” simile a quella post Maduro. Non la democrazia ma intanto un alleggerimento delle tensioni sociali. Ma può bastare nella società iraniana quello che è bastato in Sudamerica? Forse proprio no.
Viva l’Iran libero deve adesso però significare un’altra cosa, perdonatemi la precisazione.
Non li lasciamo soli adesso. Un dittatore sanguinario di 87 anni esprime una cricca sanguinaria. Forse decapitata. Ma dopo anni di potere la mentalità diffusa è avversa alla democrazia e pronta alla violenza di Stato. Vigiliamo e sosteniamo gli amici iraniani in ogni modo e in ogni luogo. Partendo dai giovani che non hanno memoria né dell’arrivo di Khomeini né della dipartita dello Scià di Persia, ma soprattutto ignorano le rispettive violenze.
I giovani iraniani hanno conosciuto la tragedia della repressione di queste gerarchie malate che hanno fatto del terrorismo di Stato la migliore medicina contro l’Occidente: per questo ieri a Teheran si festeggiava la fine di Khamenei. E lo dovrei dire e scrivere soprattutto a una parte dell’Occidente che confonde vittime con carnefici. Dovrei dire così: cari amici comunisti italiani a Teheran avete sentito la vibrazione potente della rivendocazione della Libertà? Non erano compagni che sbagliano. A loro non importa del diritto internazionale violato quando non ha impedito la tortura e la morte di generazioni di giovani iraniani. A loro importa una visione ritrovata di un Occidente orgoglioso che cerca come coinvolgere i giovani per promuovere nel tempo la democrazia.
