“Voto Onu è una pietra miliare”, Israele sigilla l’accordo di pace per Gaza

President Donald Trump, center, talks with Israel's Prime Minister Benjamin Netanyahu as he arrives at Ben Gurion Airport near Tel Aviv, Israel, Monday, Oct. 13, 2025. (AP Photo/Ariel Schalit) Associated Press/LaPresse

Fumata bianca al Palazzo di Vetro. Con 13 voti a favore e le astensioni di Russia e Cina, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la risoluzione americana che fa propria la road map di Donald Trump per Gaza e autorizza il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione incaricata anche di disarmare Hamas. L’ambasciatore Usa Mike Waltz l’ha definita «storica», rivendicando il ruolo della Casa Bianca: «Sotto la presidenza di Donald Trump gli Stati Uniti continueranno a portare risultati con i nostri partner», e parlando di «opportunità di mettere fine a decenni di spargimento di sangue e rendere realtà una pace duratura».

La risoluzione sblocca la “fase due” del piano: dopo tregua, scambio di prigionieri e parziale ritiro dell’Idf, comincia la partita della stabilizzazione. Fino all’ultimo ha pesato l’ipotesi di un veto di Mosca e Pechino. La Russia aveva presentato una bozza alternativa che cancellava il riferimento alla smilitarizzazione di Gaza, si opponeva alla permanenza di Israele oltre la linea gialla, non citava il Board of Peace – organismo transitorio presieduto da Trump – e trasferiva al segretario generale Onu la regia sul dispiegamento della forza internazionale, riducendo il ruolo di Washington. Su quella posizione si erano inizialmente allineate Cina e Algeria.

A ribaltare il tavolo è stata la pressione congiunta dei Paesi arabo-musulmani più influenti – Qatar, Egitto, Emirati, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania, Turchia – e il via libera politico dell’Autorità Palestinese. Un fronte così ampio ha reso politicamente difficile per Mosca e Pechino opporsi apertamente a un testo sostenuto dalla regione, dall’Anp e da vari Paesi europei: la soglia dei 9 voti è stata superata, con Russia e Cina ferme all’astensione. Per rendere possibile l’intesa, la bozza Usa è stata limata. Il testo finale prevede che tutti gli Stati membri del Consiglio possano entrare nel Board of Peace, in carica fino al 31 dicembre 2027, e introduce un passaggio politico chiave: «Le condizioni potrebbero finalmente essere mature per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese», una volta attuate le riforme dell’Autorità Palestinese e avviata la ricostruzione avanzata di Gaza. Resta però intatto il cuore del disegno americano: una forza internazionale di stabilizzazione, composta in prevalenza da Paesi musulmani, con mandato di garantire la smilitarizzazione della Striscia, compreso il disarmo di Hamas e la distruzione delle sue infrastrutture militari.

Il voto dell’Onu apre anche una finestra nei rapporti fra Israele e Arabia Saudita. Secondo quanto riportato da «Axios», Israele non sarebbe contrario alla vendita di caccia F-35 statunitensi a Riad, a condizione che l’accordo sia legato alla normalizzazione delle relazioni tra il regno saudita e lo Stato ebraico. Da Gerusalemme arriva il sigillo del presidente Isaac Herzog, che definisce il voto del Consiglio di Sicurezza una «pietra miliare» e si congratula con Donald Trump per «l’incredibile risultato». Herzog sollecita i Paesi europei a chiedere riforme all’Autorità Palestinese e la fine dei finanziamenti ai «terroristi» detenuti nelle carceri israeliane, e si dice favorevole a una vasta ricostruzione di Gaza e a una «vita dignitosa» per i palestinesi.