Come membro della Consulta filatelica, che esprime pareri e suggerimenti sull’emissione di carte valori postali, ho promosso a suo tempo l’emissione di un francobollo che illustrava la decisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di emettere francobolli bilingui nelle località italiane con maggioranze o significative minoranze linguistiche (francese, tedesco, sloveno ecc). C’era già il precedente degli amici croati che avevano emesso un francobollo dedicato a Rovinj (Istria), e su mia richiesta lo avevano ristampato in una nuova versione bilingue Rovinj-Rovigno.
Nell’ottica della comune appartenenza all’Europa, avevo poi proposto e ottenuto formalmente dal Ministero di inserire nel programma filatelico di quest’anno un ricordo degli abitanti italiani (in maggioranza), croati e albanesi della città Zara in Dalmazia, la località del Regno più bombardata dagli Alleati dal 1943 al 1945 durante la Seconda guerra mondiale. L’emissione del francobollo sarebbe dovuta avvenire, secondo il calendario pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il 2 novembre. Ma quel giorno non verrà emesso nessun francobollo dedicato a Zara, essendo stata l’uscita bloccata dal Ministero. Purtroppo, infatti, esponenti del “Libero Comune di Zara in esilio” hanno protestato con il ministro, sostenendo che era per loro inaccettabile che il francobollo fosse bilingue, ma che dovesse soltanto contenere la dizione Zara.
Contemporaneamente c’è stata una levata di scudi da parte croata, legata a un vecchio contenzioso nato nel 2001, quando il Presidente Carlo Azeglio Ciampi concesse la Medaglia d’Oro alla città di Zara con una motivazione che cominciava così: “Zara, città italiana per lingua, cultura e storia, ha dato alla Patria nell’ultimo conflitto, tra morti e dispersi militari e civili, un decimo della sua popolazione“. E finiva così: “Fulgido esempio di attaccamento alla Patria e delle più elevate virtù militari“. Gli esuli l’avrebbero voluto appuntare sul Gonfalone della città italiana messa in salvo allora in patria per non farla cadere nelle mani dei partigiani comunisti di Tito; i croati si opposero a questa proposta, con il risultato che il Quirinale la Medaglia regolarmente concessa non l’ha mai consegnata ai destinatari.
Dopo 80 anni dal sacrificio della popolazione zaratina, bisogna allora constatare purtroppo che troppi continuano a guardare indietro senza voler guardare avanti, in un’Europa dove i cittadini dovrebbero sentirsi a casa loro a Roma, a Zagabria, a Lubiana, a Trieste, a Pola, a Fiume, a Zara. Con un po’ di fantasia diplomatica si dovrebbe allora lavorare per arrivare a concordare bilateralmente con la controparte croata dove possa essere conservata in Italia la Medaglia d’Oro per Zara, e nel contempo poter ricordare assieme le migliaia di vittime civili di una città allora italiana distrutta all’80% da mesi di terribili bombardamenti a tappeto.
