Le sferzate per l’Europa, questa volta, sono arrivate da parte di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino è salito sul palco del Forum di Davos dopo avere incontrato Donald Trump. E proprio come l’omologo Usa, il leader ucraino ha scelto la cittadina svizzera per lanciare le sue critiche nei riguardi dei colleghi del Vecchio Continente.
Una scelta che a molti osservatori è apparsa soprattutto una strategia per mostrare una piena sintonia con Trump, che in questi giorni ha lanciato una vera e propria sfida all’altra sponda dell’Atlantico. Ma The Donald, in queste settimane, è apparso particolarmente incline all’imprevedibilità, e proprio per questo, da Davos nessuno è uscito con il volto rasserenato. Nemmeno dopo alcune piccole ma rilevanti marce indietro da parte del tycoon sulla Groenlandia. L’unico che ha provato a uscire dal Forum ostentando qualche segnale di ottimismo è stato proprio Zelensky, che aveva rinunciato all’inizio a partire per la Svizzera dopo i nuovi pesanti bombardamenti russi e per il timore di vedere la questione-Ucraina offuscata dalle mire di Washington sulla Groenlandia. E invece, il vertice di ieri con Trump, il successivo discorso al Forum e la nuova accelerazione sul fronte diplomatico hanno mostrato che la pista del negoziato, per quanto complicata, sia ancora calda. L’incontro è stato “positivo”, hanno riferito i due presidenti.
“La guerra deve finire” ha chiarito il leader Usa dopo il faccia a faccia. E subito dopo, Zelensky ha iniziato il suo discorso. Un monologo che non ha lesinato critiche anche feroci soprattutto nei confronti dell’Europa, accusata di essere “divisa” con Paesi “persi di fronte a Trump”. “Non dovremmo accettare che l’Europa sia solo un’insalata di piccole e medie potenze condita con i nemici dell’Europa” ha detto Zelensky, “quando siamo uniti siamo davvero invincibili e l’Europa può e deve essere una forza globale”. Per il presidente ucraino, le Forze che vogliono distruggere l’Europa “agiscono sia dall’esterno che all’interno del continente”. E dopo avere ribadito l’importanza degli Stati Uniti nelle future garanzie di sicurezza per Kyiv, ha anche accusato i partner del Vecchio Continente di parlare di futuro ma di non agire.
Anche sugli asset congelati di Mosca, Bruxelles ha concesso “una vittoria a Vladimir Putin”, secondo Zelensky. E nel pesante “j’accuse”, c’è stato anche il rilancio della difesa europea e della tesi trumpiana second cui è Washington a garantire la forza della Nato. “Esiste perché oggi si dà per scontato che gli Stati Uniti interverranno. Ma se non dovessero intervenire, chi difenderebbe, per esempio, la Lituania?”, si è chiesto Zelensky. Una critica che segna anche un rinnovato interesse del leader ucraino a camminare fianco a fianco con Trump in quello che è l’obiettivo primario del presidente: raggiungere un accordo con il Cremlino per porre fine alla guerra.
Steve Witkoff, l’inviato di Trump che ieri è andato a Mosca insieme a Jared Kushner per incontrare Putin, si era detto ottimista sulle trattative e che mancava l’intesa solo su un punto. Quale non è dato saperlo, ma nelle ore successive, è stato lo stesso Zelensky ad annunciare un altro sviluppo: un vertice trilaterale negli Emirati Arabi Uniti tra delegati russi, statunitensi e ucraini. Secondo Axios, il summit ad Abu Dhabi, che è stato programmato per oggi e domani, vede coinvolti Witkoff e Kushner per gli Usa, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov e Sergiy Kyslytsya per l’Ucraina e Kirill Dmitriev e il capo dell’intelligence militare di Mosca per la Russia. Nessuno sa dire con certezza se i colloqui avranno un esito positivo.
Lo stesso Zelensky ha riaffermato che il documento sulle garanzie di sicurezza è stato completato ma che la questione dell’occupazione dell’Ucraina orientale “non è stata ancora risolta”. Il dossier appare tutt’altro che facile, visto che Mosca e Kyiv hanno interessi contrapposti. Ma l’impressione è che adesso nessuno abbia interesse a contraddire Trump.
