Zelensky evoca elezioni o referendum: “Gli ucraini decidano sui territori”. Verso il vertice Usa-Volenterosi a Parigi

“Siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo”. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, continua a lanciare l’allarme. Lo aveva fatto nella sua recente intervista al quotidiano spagnolo El País, ricordando che Mosca sarebbe rimasta una minaccia anche nel prossimo futuro. E lo ha fatto anche ieri, intervenendo all’evento “Msc a Berlino”, organizzato dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “Quando sono diventato segretario generale della Nato l’anno scorso, ho avvertito che ciò che sta accadendo in Ucraina potrebbe accadere anche ai Paesi alleati, e che dobbiamo passare a una mentalità da tempo di guerra”, ha affermato il vertice dell’Alleanza atlantica. “Temo che troppi siano silenziosamente compiacenti. Troppi non avvertono l’urgenza e troppi credono che il tempo sia dalla nostra parte – ha detto Rutte – Non lo è, il momento di agire è adesso. La spesa e la produzione per la difesa degli alleati devono aumentare rapidamente”.

Cosa ha detto Zelensky

Un segnale d’allarme che si unisce ai dubbi dello stesso segretario generale sulla fine della guerra in Ucraina. Rutte spera che qualcosa possa cambiare anche con il pressing di Donald Trump. Ma in questa complessa fase dei negoziati, ciò che sembra prioritario per la Nato e per l’Unione europea è provare a ricucire i rapporti transatlantici. Ed evitare che l’Ucraina resti schiacciata dalla pressione della Casa Bianca. Ieri il presidente Volodymyr Zelensky ha ammesso che gli Stati Uniti stanno spingendo il suo governo a ritirare le truppe dal Donbass e creare lì una “zona economica libera”. Secondo Zelensky, la risposta di Kyiv in 20 punti al piano Usa può essere la base dell’accordo di pace, e ha anche detto che è stata trovata l’intesa per un numero massimo di 800mila soldati nelle file ucraine. Ma oltre al pressing americano sulle regioni orientali, Zelensky ha anche confermato che il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhya e la cessione dei territori sono ancora nodi irrisolti. E proprio su quest’ultimo punto, il più importante, il capo dello Stato ieri ha dato un segnale chiaro. “Credo che il popolo ucraino risponderà a questa domanda. Attraverso le elezioni o un referendum, ma deve esserci una posizione del popolo”, ha detto Zelensky in riferimento alla cessione alla Russia degli oblast occupati.

Il Donbass decisivo

E questo annuncio del presidente evidenzia come le discussioni sul Donbass siano quelle decisive insieme alle future garanzie di sicurezza. Tanto più dopo che ieri, ufficializzata la presa di Siversk, nel Donetsk, lo stesso Vladimir Putin ha affermato che questa conquista “anticipa una nuova, vittoriosa offensiva in altre direzioni” e favorirà “l’espulsione delle forze armate ucraine dal nostro territorio”. Secondo il capo del Cremlino, l’avanzata “procede in modo costante e in linea con i piani dello Stato maggiore”. Ma al netto dei toni di queste dichiarazioni, come sempre molto propagandistici, è evidente che Kyiv non possa resistere a lungo senza che l’Europa e gli Stati Uniti trovino un accordo. E soprattutto con una Russia che spinge per un rapporto diretto e positivo con l’America.

Un incontro decisivo a Berlino

Dopo gli “schiaffi” diplomatici del presidente degli Stati Uniti, i leader dei principali Paesi europei stanno cercando di ridurre il divario tra le due sponde dell’Atlantico, anche per allontanare lo scenario di una Kyiv abbandonata da Washington. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Keir Starmer ha avuto una lunga conversazione telefonica con lo stesso Trump mercoledì, spera che la prossima settimana, a Berlino, possa tenersi un incontro decisivo. E l’auspicio è che nel summit possa presentarsi lo stesso presidente degli Stati Uniti o comunque un alto funzionario della sua Amministrazione. Ma le divisioni tra Washington e le cancellerie europee sono ancora molte. E come ha rivelato il Wall Street Journal, un nuovo terreno di scontro sono i documenti presentati dalla Casa Bianca ai governi del vecchio continente riguardo la ricostruzione dell’Ucraina e il reintegro di Mosca nell’economia globale. The Donald vorrebbe accedere ai beni russi congelati attraverso i colossi della finanza americana e finanziare così i progetti in Ucraina. L’obiettivo Usa è anche quello di ristabilire legami commerciali con il Cremlino sull’Artico e sulle terre rare, anche riattivando l’export di energia verso l’Europa. E per Bruxelles e le cancellerie Ue, alcune delle richieste “made in Usa” sono ritenute del tutto inaccettabili.