Zelensky-Trump: cauto ottimismo e una piccola vittoria diplomatica. 91 droni contro la residenza di Putin: “Bugie russe”

VOLODYMYR ZELENSKY

Dall’incontro tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump è trapelato un certo ottimismo. Cauto, perché cautela è la parola d’obbligo. Dopo mesi in cui gli entusiasmi del presidente degli Stati Uniti si sono infranti sulla realtà del campo di battaglia, lo stesso tycoon ha dovuto ammettere che non esiste una vera “deadline” sul negoziato. Ma il leader ucraino, questa volta, può dire di avere ottenuto una piccola, ma significativa, vittoria diplomatica. È stato ricevuto da Trump e non ha ricevuto una strigliata come spesso accaduto nei precedenti summit. Mentre The Donald, che ha detto che l’accordo di pace è ormai vicino “al 95%”, può dire che l’incontro in Florida è servito a fare il punto della situazione con Zelensky dopo avere avuto una conversazione telefonica con Putin. Riportandosi al centro della scena.

Tensione alta

Dal Cremlino, che ha smentito un’eventuale telefonata tra il presidente russo e quello ucraino, hanno confermato la piena apertura nei confronti della Casa Bianca, certificata dalla nuova telefonata avuta propri ieri tra i l leader russo e quello americano. La tensione però rimane alta. Zelensky, subito dopo l’incontro con Trump, ha detto di avere discusso dei 20 punti dell’accordo, ma soprattutto di garanzie di sicurezza. Il presidente ucraino ha richiesto un impegno per 50 anni, mentre l’omologo Usa ha offerto un accordo basato su 15 anni. Si è tornato a parlare di referendum per i territori occupati. Ma la speranza di Kyiv è soprattutto quella di evitare troppe frizioni con Washington. La roadmap del negoziato, in queste settimane, sarà intensa.

Droni contro lo zar

Tra incontri in Ucraina, a Parigi con i leader europei e un nuovo vertice tra Zelensky, Trump e i “volenterosi” negli Stati Uniti. Il presidente Usa vuole accelerare. Ma la posizione del tycoon e di Zelensky si scontra con le intenzioni di Putin. Ieri, dopo che Mosca ha annunciato che erano stati intercettati droni ucraini contro la residenza dello “zar” nella regione di Novgorod, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha affermato che “la posizione negoziale della Russia sarà rivista”. E che si dovevano aspettare rappresaglie. Zelensky bollato le informazioni sull’attacco come “tipiche menzogne russe” per sabotare la diplomazia. Ma la questione è stata discussa anche durante la telefonata tra Putin e Trump. E il consigliere presidenziale russo, Yuri Ushakov, ha spiegato che il Cremlino “intende continuare a collaborare strettamente e in modo produttivo con i partner americani per trovare il modo di raggiungere la pace”. Una dichiarazione che esclude non solo contatti con Kyiv, ma anche con i partner europei.

Le nuove frasi di Putin

Il massimalismo russo si è visto anche con le nuove frasi di Putin riguardo la “liberazione” del Donbass e le sue affermazioni sull’avanzata delle truppe russe “in direzione di Zaporizhzhya”. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che la Russia pretende il ritiro di Kyiv da tutte le regioni ritenute come parte della Federazione. E l’impressione è che tra queste affermazioni e le minacce di rappresaglia, Putin abbia fatto capire (ancora una volta) di non avere grande interesse a scendere a compromessi. Non lo fa perché pensa di vincere sul campo, anche mandando avanti la sua propaganda riguardo le avanzate sul fronte dell’Ucraina orientale. Ma lo fa anche perché sa che Trump non può impantanarsi in un negoziato senza fine o tantomeno in un intervento più deciso e diretto a sostegno di Kyiv. A maggior ragione in un momento di indebolimento del consenso e nell’anno delle elezioni di Midterm.

Lo stress-test

Uno scenario, questo, che interessa anche alla Cina. Perché se Putin può permettersi di continuare la “sua” guerra è anche grazie alla scelta di Xi Jinping di mantenere in vita e rafforzare il partenariato con la Russia. La guerra in Ucraina, oltre a essere un modo per stringere accordi ancora più vantaggio con il vicino, serve anche al presidente cinese come enorme “stress test” su diversi fronti. In primis su Taiwan. Ieri, intorno all’isola, Pechino ha avviato una complessa esercitazione militare simulando attacchi con munizioni vere. Nelle manovre sono stati impiegati 89 aerei e 28 navi, con Taipei che è stata costretta ad attivare le difese. E nei giorni scorsi Lavrov ha ricordato che, in caso di escalation nello Stretto, la Russia sosterrà la Cina.