Zerocalcare tace su Torino Salone e i manifesti per il corteo di Askatasuna vanno all’asta su eBay: superati i 200 euro

MICHELE RECH IN ARTE ZEROCALCARE FUMETTISTA

C’è sempre stata, nel lavoro di Zerocalcare, una tensione autentica, una passione politica mai dissimulata, spesso capace di intercettare le contraddizioni del presente con uno sguardo empatico verso gli ultimi, i marginali, i senza voce. È anche per questo che il suo percorso artistico ha raccolto un consenso ampio, trasversale, andando ben oltre i confini naturali di una militanza. In questo solco si colloca anche il manifesto disegnato per il corteo di Askatasuna a Torino, divenuto nelle ultime ore oggetto di una curiosa e inquietante consacrazione commerciale, con cifre superiori ai 200 euro su eBay. Un paradosso che già da solo meriterebbe una riflessione.

Ma ciò che lascia francamente sbigottiti non è l’atto politico in sé, né la scelta di schierarsi. È il silenzio. Un silenzio assordante, che pesa come un macigno, di fronte alla violenza brutale che si è scatenata nelle vie di Torino contro le Forze dell’ordine. Una violenza squadrista, organizzata, cieca, che ha visto un giovane poliziotto finire a terra e ricevere martellate. Davanti a immagini del genere, non si chiede abiura, né equidistanza: si chiede una parola di umana solidarietà. Qui non è in discussione il diritto alla protesta, né la legittimità del conflitto politico. È in discussione la capacità – o l’incapacità – di distinguere tra la critica al sistema e l’annientamento dell’altro, tra il dissenso e la disumanizzazione. Che Paese abbiamo costruito se coloro che si definiscono intellettuali, artisti, narratori del presente non riescono – o non vogliono – esprimere una solidarietà elementare, che nulla toglierebbe alle proprie convinzioni? Quando il silenzio diventa una scelta, quel silenzio smette di essere neutro.

In questo contesto, anche una figura come Urbano Cairo, editore, torinese e garante di uno spazio di libertà come La7, potrebbe interrogarsi, insieme ai conduttori che abitualmente ospitano Zerocalcare, sull’opportunità di un confronto vero intorno a ciò che questa pagina rappresenta per la nostra vita civile. Un pezzo del mondo che ruota intorno al Salone del Libro di Torino si domanda se l’assenza di una presa di distanza da una violenza così esplicita non apra un problema di opportunità culturale. Invitare un autore non significa solo celebrarne il talento, ma riconoscerne anche la responsabilità pubblica.

Non si tratta di stilare liste di proscrizione, ma di riaffermare un principio semplice e non negoziabile: senza empatia, senza il riconoscimento dell’umanità dell’altro, la cultura smette di essere tale, e rischia di diventare megafono dei peggiori valori. E allora sì, quella non è più solo una piazza che brucia. È una sconfitta collettiva.