Donald Trump guarda alla “Armada” delle sue navi schierata a portata di Iran. I cittadini iraniani pregano che l’attacco americano ci sia e anche a costo di un ennesimo bagno di sangue, spazzi via dalla superficie della Terra tutte le infette barbe degli Ayatollah, i Pasdaran, i guardiani della rivoluzione, di un regime religioso e ferocemente assassino e feroce. Non ne vogliono sapere più degli Ayatollah. Non vogliono saperne più di Islam, di sciiti, anzi dell’intera religione musulmana.

Noi guardiamo distrattamente dall’altra parte, ma ogni mattina all’alba, sulle mura di Teheran i netturbini del regime cancellano non soltanto le scritte “Sbrigati Trump”, ma anche “Sbrigati Bibi”, cioè Netanyahu. È un fatto. I rivoltosi iraniani sono in gran parte filoisraeliani e nei loro slogan si sente spesso il rigetto dell’intera dittatura musulmana. Trump lo sa ma non si commuove per questo, anche se stigmatizza: a lui interessano non soltanto banalmente i soldi, ma il controllo del mondo e degli avversari. Staremo a vedere nelle prossime ore se Khamenei accetterà di rinunciare al nucleare. Se succedesse, Trump incasserebbe un risultato buono per la sicurezza degli Stati Uniti e abbandonerebbe gli iraniani alla loro fame e ai loro boia.

Quanti speravano che finisse nei guai per il dossier Epstein sono rimasti delusi: nei milioni di file del dossier liberato dai vincoli, non c’è nulla di illecito. Inutile sperare in una metamorfosi di Trump, ma possiamo modificarci noi. Prima ci siamo anestetizzati dall’indignazione, e poi abbiamo cominciato ad ammettere che, per quanto spesso detestabile e pericoloso, non abbia tutti i torti. I venezuelani, ad esempio, sono in visibilio per il blitz con cui Trump si è fatto incartare e consegnare il narcopresidente Maduro e signora. E i venezuelani di origine italiana si vergognano per le manifestazioni pro-Maduro della sinistra italiana.

Il premio alla lungimiranza e nervi saldi va a Giorgia Meloni perché non si è fatta disarcionare dal suo divaricante legame sia con Trump che con l’Europa. Trump non ha eguali nella Storia, tant’è vero che è andato a litigare con il governo norvegese. I norvegesi hanno ovviamente risposto: “Non siamo noi che diamo il premio, ma è l’apposito comitato”. “Non pensate di fare tanto furbi con me”, è stato il commento del quarantaseiesimo Presidente americano, il quale per guadagnarsi il trofeo aveva puntato sulla sua sensibilità ferita dal massacro di “tanti poveri ragazzi russi e ucraini” evitando scrupolosamente di schierarsi contro la Russia per aver invaso uno Stato sovrano contro tutte le leggi. E ha spiegato: l’unica legge che seguo è quella della mia morale. Morale che fa il paio con quella di Putin che dice: “Ci sono le leggi internazionali e ci sono le leggi della Storia. Io seguo quelle della Storia e tutto ciò che è stato russo, resta russo per sempre”.

Trump ha sempre evitato di appellarsi al diritto internazionale in grazia del quale, dal 1945, si è deciso che non puoi invadere il tuo vicino per mangiartelo. Ma è un principio scomodo che fa a pugni con la decisione di conquistare Groenlandia e Canada. D’altra parte, l’Onu è un cadavere che non prende decisioni. L’Onu intervenne quando la Corea del Nord invase la Corea del Sud e quando Saddam Hussein inghiottì il Kuwait, sostenuto dalle milizie palestinesi. È stucchevole chiedersi se Trump sia del tutto sano di mente. Trump agisce e c’è una logica nella sua follia benché gli capiti di addormentarsi mentre una bambina gli consegna un mazzo di fori, come succedeva a “Sleepy Joe”, Biden morto di sonno.

Mancano ancora tre anni alle presidenziali e qualche giorno fa il suo partito è andato malissimo in Texas: tira brutta aria per le elezioni di mezzo termine. Quanto a noi ce la siamo certamente legata al dito quando Trump ha spedito il suo vice J.D. Vance a fare la sua odiosa lezione ideologica contro l’Europa. Che però ha avuto un buon effetto: l’Europa si è trovata fuori dai gangheri ma nuda e inesistente. Ed in fondo è grazie a Trump se ci sono speranze che il maestoso dinosauro erbivoro, l’Europa, si trasformi in un T-Rex.

Avatar photo

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.