Il Board of Peace per Gaza incendia l’Aula. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferisce sulla partecipazione italiana come osservatore all’organismo promosso da Donald Trump. L’opposizione si compatta quasi per intero. Toni alti. Accuse dirette. La campagna elettorale, mischiando bene gli slogan su Gaza e contro Trump, può partire.

Per il Partito democratico sferra l’attacco Giuseppe Provenzano. È «uno strappo alla collocazione internazionale del nostro Paese», la «subalternità a Trump» ci porta «ai margini dell’Europa». Il Board sarebbe «l’ennesimo attacco al sistema delle Nazioni Unite». Dentro ci sono «autocrati, petromonarchie, alleati del mondo Maga». Partecipare significa legittimare «la legge del più forte». La segretaria del Pd Elly Schlein rincara: «Eludere la Costituzione è come violarla». Il governo starebbe «aggirando un divieto costituzionale giocando con le parole». Il Board punterebbe a «soppiantare le Nazioni Unite» e a sostituire il diritto con «la legge del più ricco e del più forte». Alla presidente del Consiglio chiede di fermarsi e di «tener fede alla Costituzione».

Angelo Bonelli, di AVS, attacca: «Avete dichiarato fedeltà al sovrano Trump». Il Board è «uno strumento di totale sostituzione delle Nazioni Unite», un club di «dittatori, autocrati, miliardari». «Un’onta sulla storia del Paese». Il suo sparring partner, Nicola Fratoianni, parla di «privatizzazione del diritto internazionale» e di «comitato d’affari». Riccardo Ricciardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, sintetizza: è il simbolo di un mondo dove comandano i ricchi. Senza garanzie restano «la legge dei soldi e quella delle armi». Nel campo centrista i toni non si abbassano. Carlo Calenda, leader di Azione, parla di «pagina nera per l’Italia e per il governo italiano», di «svolta verso la destra internazionale». «Basta inginocchiarsi a Donald Trump». Il Board non sarebbe pace ma un club guidato da un monarca con «immobiliaristi e autocrati». Matteo Richetti, capogruppo di Azione alla Camera, denuncia una «forzatura» e accusa il governo di sottrarre al Parlamento politica estera e sicurezza. Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, ironizza su un ruolo «più da guardone che da osservatore» e parla di Europa «scassata». Mauro Del Barba, deputato di Italia Viva, chiede un cambio di postura: «Invece di fare gli osservatori nel Board of peace, al governo chiediamo un maggiore protagonismo nel piano di pace per Gaza e a fianco dell’Europa». Non follower, ma protagonisti. Non nel «golf club», ma nel processo di pace.

Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, rompe il coro. È l’unico a prendere le distanze dal coro dei no. Annuncia voto favorevole e lo fa senza ambiguità: «Voterò a favore della risoluzione del Ministro Tajani, perché stiamo parlando di Gaza, un luogo in cui va tenuta accesa la fiammella della pace. Gaza è un posto dove se non si coltiva la pace tra due mesi riscoppia un conflitto». Marattin mette il punto politico: «Se Hamas non disarma, in un quadro internazionale, gli israeliani torneranno a Gaza a disarmare Hamas. E a qualcuno farebbe comodo, perché rinfocolerebbe l’antagonismo interno. Ma noi non vogliamo che riscoppi un conflitto».

Marattin sottolinea: «Parliamo di un contesto legittimato dal mandato ONU. Nonché di un contesto in cui il tradizionale strumento ONU è pesantemente delegittimato, perché infiltrato da estremisti, tramite le vergognose dichiarazioni di Francesca Albanese». E chiude con una distinzione netta: «Se fosse stata una risoluzione sul rendere il Board of Peace uno strumento permanente di governance mondiale, avrei votato convintamente contro. Ma oggi, in quest’Aula, si parlava di tutt’altro: di un intervento pienamente in linea con un mandato ONU, che se fallisce rischia di riportare quella martoriata terra in un nuovo conflitto. Questo può far comodo a qualcuno. Ma non a noi». Sul fronte della maggioranza, Rossano Sasso, esponente di Futuro Nazionale, sostiene la scelta: «Noi voteremo a favore, Italia deve essere nel Board of Peace». L’iniziativa americana sarebbe «più efficace e più efficiente dell’Onu» e, aggiunge, a patto di coinvolgere la Russia. Ognuno vede la pace a modo suo.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.