Bambini soldato, l’allarme Onu nel continente africano: “Ragazze considerate merce danneggiata dopo aver subito stupri”

Le Nazioni Unite hanno lanciato ancora una volta l’allarme sulla presenza crescente di bambini soldato in tutto il mondo, soprattutto nel continente africano. Vanessa Frazier, Rappresentante Speciale per i bambini e i conflitti armati, ha rilasciato una serie di dichiarazioni sull’allarmante aumento delle gravi violazioni contro i bambini e sull’urgente necessità di salvaguardare il loro futuro. La dirigente onusiana ha diramato i dati raccolti nel 2024, quelli del 2025 saranno pronti nei prossimi mesi, che parlano di oltre 7.400 bambini che sono stati reclutati o impiegati da forze armate e gruppi armati, e questi rappresenterebbero soltanto i casi realmente verificati.

Frazier ha sottolineato che negli ultimi 30 anni le Nazioni Unite sono riuscite ad allontanare oltre 220mila bambini da tutte le formazioni armate, ma la strada rimane ancora molto lunga. “Questa tipologia di violazioni è molto più diffusa nella Repubblica Democratica del Congo, in Nigeria, in Somalia, in Siria e in Myanmar”, ha continuato la signora Frazier, “ma stiamo anche assistendo a tendenze preoccupanti in Sudan, dove i bambini sono presi di mira in modo specifico perché sono considerati utili come guardie di frontiera, come lavoratori e persino come combattenti. Uno dei punti di forza del nostro mandato è la possibilità di negoziare direttamente con i gruppi armati per la restituzione dei bambini, ma si tratta comunque di un alvoro molto complesso. Una volta separati, l’Unicef e i nostri partner lavorano per la loro reintegrazione, garantendo loro supporto psicosociale, accesso all’istruzione e la possibilità di riprendersi la propria infanzia”.

Ma il reinserimento nelle famiglie e nelle tribù è spesso molto complicato: “Le ragazze che tornano possono essere emarginate dalle loro comunità, soprattutto quelle che tornano con figli”, continua Frazier. “Per ragioni sociali, alcune ragazze che non possono essere completamente reintegrate sono considerate merce danneggiata“. Questa situazione è particolarmente comune in Africa, dove le donne sono considerate un collante determinante all’interno delle tribù.

Lo stupro è utilizzato come arma di guerra proprio perché distrugge il tessuto sociale, lasciando la popolazione in mano ai gruppi armati che così possono arruolare più facilmente. In Nigeria il gruppo terrorista di Boko Haram hanno arruolato centinaia di bambini e bambine, spesso costrette a sposare i jihadisti, dopo una conversione forzata. Nell’est del Congo quasi tutte le milizie arruolano bambini che vengono spesso utilizzati per sminare i campi, oppure ridotti in schiavitù per servire i miliziani.