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Arianna Furi e i Millennials dicono no

Media and Communication Manager
Arianna Furi e i Millennials dicono no

Arianna Furi, classe ’98, ex studentessa del Liceo Classico Visconti di Roma e iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza, è a pieno titolo una rappresentante di quei giovani di cui si parla molto, spesso a sproposito, ma per i quali la politica (con le dovute eccezioni) fa decisamente poco.

Arianna, che oggi ha 22 anni, divenne, quando ne aveva solo 19, la più giovane componente della Direzione Nazionale del PD renziano.

Nello stesso anno, il vicino 2017, fondò l’associazione giovanile Millennials, che conta oggi più di 7000 giovani under 30 interessati alla politica e al sociale.

Oggi Arianna è membro dell’Assemblea Nazionale di Italia Viva, alla quale ha aderito fin dalla sua fondazione per rimanere fedele ai suoi principi e alle sue idee.

Ho scelto di intervistare Arianna proprio per questo: non si tira mai indietro quando c’è da prendere una posizione, anche se impopolare e scomoda come in questo caso.

Come Millennials, avete deciso di impegnarvi attivamente nella campagna per il NO al referendum del 20-21 settembre. Perché sei convinta che questo tema sia rilevante per la tua generazione e quali sono le ragioni del no?

Credo che la migliore dimostrazione del fatto che questo tema sia rilevante anche per noi giovani stia nel fatto che, anche se nell’immaginario collettivo siamo sempre considerati come motori del cambiamento, parlando con i miei amici, i ragazzi dei millennials e tanti conoscenti, mi sono resa conto che molti di loro hanno deciso di essere più lungimiranti e responsabili di molti adulti. Ci siamo resi conto che, anche se la nostra generazione non ha visto nascere la Costituzione ma l’ha ereditata dalle generazioni precedenti, vogliamo preservarla.

Questo non vuol dire ovviamente sostenere l’immobilismo. Siamo invece convinti che sia necessaria una riforma organica della Costituzione. Questa non è una riforma organica, è solo populismo e non risolve nulla. Il risparmio è irrisorio: si parla di 70-80 milioni di euro, pari al valore di un caffè per ogni italiano in un anno. La rappresentanza non sarebbe più garantita come adesso: diventeremmo il peggior paese in Europa per rapporto tra numero dei parlamentari e numerosità della popolazione.

Con questa riforma passerebbe solo l’idea fondativa del M5S, profondamente sbagliata, che con gli striscioni e le forbici gridava al taglio della “casta”. Si tratta solo di un taglio sterile, non di una riforma, che parla alla pancia degli italiani e degna del peggiore populismo. Come se tagliare le poltrone assicurasse una sorta di giustizia divina su una classe politica demonizzata. Ma la qualità della politica non corrisponde al numero dei politici e la nostra generazione non vuole assistere alla demolizione delle istituzioni, che hanno un costo sì, ma che devono essere riformate in modo serio, non demagocico. Sicuramente raccontare di aver colpito la “casta” è più semplice che fare una riforma seria, ma non è quello di cui abbiamo bisogno…

All’epoca del Referendum Costituzionale del 2016 i Millennials non erano ancora nati, siete un’organizzazione molto giovane. In quell’occasione, come membro della Direzione Nazionale del PD tu avevi sostenuto convintamente il Sì. Cosa ti spinse a sostenere la riforma e come si pone secondo te quella riforma con quella targata Lega-M5S?

È vero, come Millennials siamo nati il 18 marzo del 2017, quindi siamo un gruppo molto giovane. Come membro della Direzione Nazionale del PD avevo sostenuto convintamente il Sì e facevo parte del Comitato Nazionale Basta un Sì. Nel 2016 avevo 18 anni, frequentavo il quarto anno al liceo classico: uscivo da scuola, prendevo un panino al volo e mi fiondavo letteralmente alla sede del comitato, poco distante dalla mia scuola. Sostenevo quella riforma perchè quella era una vera riforma. L’obiettivo era snellire la burocrazia, migliorare il funzionamento del paese per renderlo più efficiente. Sì, c’era anche una riduzione del numero di parlamentari, ma era una semplice conseguenza di un impianto molto più ampio e completo. C’era il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto, che purtroppo esiste ancora, che avrebbe giustificato una riduzione dei parlamentari.

Oggi è diverso, non c’è un vero disegno, ma ci si sente quasi in dovere di votare questo taglio perchè non siamo stati in grado di raccontare efficacemente agli italiani la necessità di una riforma organica. È come se ci fossimo rassegnati al fatto che il populismo regna sovrano, anche nelle istituzioni. Se anche il Parlamento diventa promotore del populismo che fine facciamo? Io, personalmente, da cittadina italiana mi offendo se mi viene proposto un quesito referendario di questo genere. Credono forse che le persone non possano comprendere qualcosa di più profondo di un semplice taglio di poltrone?

Al di là del merito di questi ultimi quesiti referendari, parlando del metodo: cosa pensi dello strumento del referendum popolare per materie molto complesse come quelle costituzionali? Credi che il referendum confermativo sia uno strumento ancora valido o che debbano essere rivisti modi e occasioni in cui ricorrere ad esso?

Sì, credo che il referendum confermativo sia uno strumento ancora valido e che non debbano essere rivisti né il modo né metodo con cui ricorrervi. Ovviamente io stessa mi pongo il problema del voto consapevole, ma la democrazia è bella perchè si assume anche dei rischi per garantire la rappresentatività e la consultazione del popolo. Dobbiamo sempre ricordarci che Parlamento e Governo esistono per noi, per il paese e per i cittadini.

Quello che secondo me è necessario è un impegno attivo sulla formazione: scuole e università devono migliorare il loro supporto nel preparare cittadini consapevoli di quello per cui possono esprimersi tramite elezioni e referendum e trasmettere l’importanza della partecipazione attiva alla democrazia. 

Tornando al merito della questione, da rappresentante e portavoce dei giovani, quale potrebbe essere a tuo avviso una modifica del nostro assetto istituzionale capace di essere rilevante e positiva per le generazioni più giovani del nostro paese?

Da portavoce dei giovani dico che sono stanca di un Parlamento inefficiente. Da studentessa di Giurisprudenza mi rendo conto di quanto troppo spesso si abusi di strumenti come il decreto legge, che non dovrebbe essere utilizzato nelle situazioni ordinarie. E questo viene fatto perchè, evidentemente, il nostro Parlamento non è in grado di legiferare rispettando le tempistiche richieste a un grande paese nel 2020. Siamo rimasti tra gli ultimi paesi al mondo con un sistema bicamerale paritario, che aveva senso solo nel dopoguerra, quando esprimeva una sorta di “eccesso” di democrazia, voluto per scongiurare possibili ulteriori derive autoritarie dopo il ventennio fascista. Oggi la situazione è profondamente cambiata: facciamo parte dell’Unione Europea e questo rischio, per fortuna, non c’è più. Per questo è necessario tornare a parlare di una vera riforma costituzionale, che porti a superare tutto questo e ci permetta di diventare una democrazia moderna ed efficiente.

Ascoltate le motivazioni di Arianna, se si è dotati di un minimo di obiettività, credo sia davvero difficile non condividere le ragioni del no. Ma l’antipolitica, si sa, ha spesso una presa sulle persone che va ben oltre la mera razionalità. Il 22 settembre ne avremo la conferma?

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