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Eugenio Giani, Karl Popper e il dialogo socratico

Direttore d'orchestra
Eugenio Giani, Karl Popper e il dialogo socratico

Ho preso parte, in qualità di candidato per il Partito Democratico, alle elezioni regionali della Toscana, che si sono appena concluse con la vittoria di Eugenio Giani, sostenuto da sei liste (Pd, che esprime 22 consiglieri, Italia Viva, che esprime 2 consiglieri, Sinistra Civica Ecologista, Orgoglio Toscano, Svolta, Europa Verde Toscana, che non hanno superato il quorum, seppure per pochissimo, e quindi non esprimono consiglieri). Giani ha vinto contro Ceccardi 48,6 % contro 40,3 %. Eugenio Giani ha affermato che la sua politica è fatta di ascolto e dialogo. In queste parole, “ascolto e dialogo”, penso che siano celati i segreti di una politica per il futuro.

Svolgendo una campagna elettorale porta a porta e tra gli elettori, che mi ha portato, in un mese di campagna, ad ottenere 3350 preferenze, mi sono convinto sempre più che la politica non possa essere fatta di proclami generalisti, ma debba essere basata sulla concretezza e sul rispetto delle promesse fatte ai singoli cittadini, attraverso una opera di contatto e di dialogo continuo. Ed Eugenio Giani incarna senz’altro questo modo di procedere, cauto, empirico, fatto di promesse concrete e realizzabili, che si tratti delle nuove case della salute, o del completamento graduale delle infrastrutture, o del rafforzamento dell’aeroporto di Peretola. Si tratta di uno sviluppo basato su passi anche celeri ma piccoli e sull’ascolto e sul dialogo.

È inutile promettere l’eliminazione della Tari attraverso la costruzione di nuovi termovalorizzatori se non c’è un consenso diffuso sulla materia, come affermava Ceccardi. La questione del consenso e del dialogo con i cittadini é questione primaria, una questione purtroppo, oggi, piuttosto svalutata nella pratica politica. La mancanza del dialogo, del confronto continuo genera nel cittadino un senso diffuso di sfiducia. “La vita deve ispirare fiducia” aveva detto Nietzsche, e per molti cittadini la vita e quindi la politica non ispirano più alcuna fiducia. Le difficoltà della vita, soprattutto in questo periodo devastante per l’occidente, in cui anche le poche certezze legate al progresso scientifico vengono a cadere, creano un senso profondo di scetticismo, di svalorizzazione di ogni valore. Sempre Nietzsche ci avvisava che “la menzogna è la potenza”, intendendo che tutti i valori che ci permettono di accettare le miserie della vita: la morale, la religione, la scienza, la metafisica, sono menzogne.

La menzogna, diceva Nietzsche, è necessaria per vivere, di conseguenza la sfiducia diffusa dei cittadini ha per risultato l’affermarsi di grandi mentitori politici. Politici che fanno della menzogna una disciplina di fede, che promettono un mondo autarchico, senza tasse, un eden basato sugli effetti catartici di scelte impossibili: soldi a tutti ma isolamento dall’Europa, sanità di prossimità ma privatizzazione, raccolta differenziata ma termovalorizzatori a gogo, esaltazione dei valori della famiglia ma sostanziale discriminazione della donna. Caricature di politiche in cui l’Italia, Stato Nazione autarchico, possa superare la povertà semplicemente stampando moneta. La menzogna utilizzata come grande incubatore di sogni e di volontà di potenza: utilizzo di un entusiasmo e di un Dio che Nietzsche chiamava “finezze di un estremo inganno di se”.

In questo quadro, un profilo come quella di Eugenio Giani è un vero e proprio regalo della provvidenza. Egli afferma, insieme a Karl Popper, che “un razionalista (un politico), è semplicemente una persona a cui importa più di imparare che di avere ragione, che é pronto ad imparare dagli altri, non semplicemente accettando l’opinione degli altri, ma piuttosto lasciando volentieri criticare le proprie idee da altri e criticando volentieri le idee altrui”. Di Eugenio Giani stupiscono e convincono l’anti dogmatismo ideologico e l’anti eroismo. La sua coalizione é dominata dal Partito Democratico, ma é difficile pensare a lui come uomo di “partito”, uomo che anteponga alla ragionevolezza la ubbidienza cieca a un ente collettivo astratto quale il partito.

Nello stesso senso é difficile pensare a lui quale a un eroe moderno, di quelli che pensano, con Hegel, che “la storia del mondo é il tribunale del mondo”, e che si pongono come salvatori della storia. I partiti sono necessari alla dialettica democratica, ma é necessario che i loro leader siano definitivamente liberati delle incrostazioni post hegeliane de “il reale é razionale”. “Il reale é razionale” significa che ciò che é frutto magari anche di forzature antidemocratiche e di operazioni oscure, in quanto reale, sia giustificabile. La violenza, la arroganza, la supponenza, non sono mai giustificabili. Le operazioni ambigue nemmeno. I partiti devono essere sempre più aperti, inclusivi, e controllabili dalle forze della società. Un partito o un leader politico deve rifuggire dalle logiche di idolatria del potere. E quindi anche dalle logiche dei gruppi di potere, talvolta costituiti dalle correnti.

Con Popper, ancora, dobbiamo affermare che la domanda giusta non é “chi deve comandare”, ma “come possiamo organizzare le istituzioni politiche in maniera di impedire che i governanti cattivi o incompetenti o autoritari facciano troppo danno”. Un altro aspetto positivo é quello della fede. Eugenio Giani propone un cristianesimo sano, dolce, quello che non si brandisce come una arma contro qualcuno, ma quello che afferma il nostro umanitarismo, la nostra libertà, la nostra uguaglianza, che ci fa affermare che non esiste un uomo che sia più importante di un altro uomo, che ci rende responsabili di ciò che facciamo delle nostre vite e che afferma che solo la nostra coscienza, e non il successo mondano, può giudicarci.

Infine la cultura. Con Giani si può veramente pensare e sperare di realizzare, in Toscana, quel primato della cultura che é necessaria per la crescita e la affermazione dell’individuo, del cittadino, cultura come crescita individuale, scuola, perfezionamento, maturazione, non come, o non solo come, sfruttamento economico di risorse culturali. Per queste ragioni non possiamo che essere grati ai toscani per aver scongiurato l’avvento della menzogna al potere, a Firenze, e aver preferito con Giani, Socrate a Platone, il dialogo di chi sa di non sapere contro la supponenza della onniscienza di chi pensa di essere un filosofo-re.

Concludiamo con l’elogio della simpatia, e del dialogo, quale caratteristica del politico, in Hume: “Nessuna qualità della natura umana è più notevole, sia in sé sia nelle sue conseguenze, dell’attitudine che abbiamo a simpatizzare con gli altri, ricevendo attraverso la comunicazione le loro inclinazioni e sentimenti, per quanto differenti o persino contrari ai nostri.”

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