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No, l’Europa non ha deciso il ritorno dell’abuso d’ufficio in Italia

Giurista, saggista, editorialista
No, l’Europa non ha deciso il ritorno dell’abuso d’ufficio in Italia

Il 2 dicembre scorso il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla prima direttiva dell’UE per l’armonizzazione delle leggi penali dei Paesi membri per combattere la corruzione, rafforzando gli sforzi per prevenire, perseguire e punire i reati in tutta l’Unione. Ma non ha deciso di reintrodurre l’abuso d’ufficio (contrariamente a quanto si legge su diverse testate italiane che riportano le dichiarazioni politiche di alcuni dei più importanti leader di partito).

Uno su tutti Giuseppe Conte che, dalle pagine de Il Fatto Quotidiano dello stesso giorno della decisione summenzionata, afferma: “in base a questo schema si imporrà agli Stati membri di introdurre – quantomeno per le fattispecie più gravi – il reato di ‘esercizio illecito di funzione pubblica’, in pratica l’abuso d’ufficio che Meloni e Nordio si sono intestarditi a cancellare senza sentire ragioni. Un’Italia allergica all’immunità per gli abusi dei potenti. Ora il Governo ritorni sui suoi passi”. L’assunto di Giuseppe Conte, stando al comunicato ufficiale della Unione Europea (visibile sulla rivista Sistema Penale della Università degli studi di Milano), è totalmente sbagliato.

Il comunicato della Unione Europea, nella sua versione tradotta in italiano, parla anzitutto di un accordo per emanare una direttiva; tale strumento obbliga gli Stati membri a raggiungere semplicemente un obiettivo. Infatti c’è da spiegare una differenza sostanziale: non trattandosi di un regolamento europeo (che ha carattere normativo in tutta la sua portata), la direttiva dispone un obiettivo ma non gli strumenti legislativi con cui raggiungerlo. Ebbene, la non credibilità di quanto letto nell’articolo su richiamato, a cui si è unita anche altra testata (Fanpage che ha pubblicato una notizia sulla stessa scia de Il Fatto Quotidiano e Repubblica che ha usato quantomeno il condizionale), è in termini. Nel comunicato diramato dalla Unione Europea (cioè Parlamento e Consiglio Europea) si spiega che: “The directive sets harmonised definitions for offences such as bribery, misappropriation of funds, and obstruction of justice” ovverosia che la direttiva stabilisce definizioni armonizzate per reati quali corruzione, appropriazione indebita di fondi e ostruzione alla giustizia.

Come volevasi dimostrare, non esiste alcuna decisione europea di stabilizzare l’abuso d’ufficio (e quindi con l’effetto di reintrodurlo in Italia) in quanto reato comune agli stati membri. Peraltro, benché la materia della giustizia sia di natura legislativa concorrente tra stati nazionali ed Unione Europea in base all’art. 4 del trattato sul funzionamento della UE, la Corte costituzionale italiana ha deciso che abrogare l’abuso d’ufficio è legittimo (sent. 95/2025).

Infine, davvero per far evidenziare l’assurdità e l’infondatezza di quanto letto negli ultimi giorni sulle testate summenzionate (e preso atto delle dichiarazioni dei rappresentanti politici che hanno inteso l’accordo europeo come obbligo di fatto di reintrodurre l’abuso d’ufficio in Italia), c’è che si confonde l’ipotesi di introdurre il reato di “esercizio illecito di funzione pubblica” con l’abuso d’ufficio. Chiariamo, di contro, che l’esercizio illecito di una funzione pubblica non equivale all’abuso d’ufficio; semmai è vero il contrario e cioè come l’abuso d’ufficio stesso sia, per forza di cose (e solo nell’ipotesi di sua normazione), all’interno della sfera di illecito commesso da chi svolge una funzione pubblica.

E la confusione di cui si è letto in questi giorni, non si sa se voluta o meno, è un naufragio giuridico e politico sconfortante.

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