Brexit dimenticata: Londra può tornare nell’Unione Europea. E intanto riparte l’Erasmus

Britain's Prime Minister Keir Starmer leaves 10 Downing Street to attend Prime Minister Questions, in London, Wednesday, Jan. 7, 2026.(AP Photo/Alberto Pezzali) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Ci eravamo tanto amati. E come diceva la canzone, i grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano. E se è vero che due indizi fanno una prova allora c’è quasi da sospettare che l’Inghilterra abbia tutta l’intenzione di riaprire le porte a Bruxelles. È proprio nel momento del bisogno che gli amici veri si palesano e mai come oggi è chiaro che all’Unione Europea servono sponde forti, capaci di reggere l’urto di tutti gli avvoltoi che le volteggiano intorno cantando il de profundis. A partire dagli ex alleati americani fino ad arrivare a Putin che ogni giorno, pro domo sua, non perde occasione per ricordare quanto l’Europa conti ormai come il due di picche a briscola sullo scenario internazionale. E come spesso accade, nell’ora più buia, è proprio dall’isola di Albione che giunge la speranza. I segnali di riavvicinamento ci sono tutti e la certezza che il possibile ritorno sia più di un’ipotesi viene dalla reazione scomposta di quel Nigel Farage che oggi vola nei sondaggi e che promette battaglia: guarda caso è proprio dal “papà” della Brexit che in questi giorni sono arrivati gli attacchi più decisi a Starmer. Mai e poi mai, giura il fondatore di Reform UK, la Gran Bretagna invertirà la rotta. Mai e poi mai, quando siederà a Downing Street, farà carta straccia di quello storico documento di addio. Piuttosto la morte giura l’avversario più temibile dei laburisti. E c’è da credergli.

Farage pronto alla battaglia

Farage, da qui alle prossime elezioni userà l’argomento Brexit come una clava per accusare l’attuale premier di tradimento del voto popolare. Un voto, a essere sinceri, sul filo di lana e sono molti oggi, tra i britannici che rimpiangono l’addio. Dati economici alla mano. L’odiata Bruxelles, non senza ragioni, recupera nel gradimento benché la prudenza resti. Eppure, Starmer e soci non fanno mistero del proprio ritrovato europeismo. Hanno orchestrato con merito indiscusso il tavolo dei volenterosi pro Ucraina, mettendo una pezza proprio dove l’Unione Europea aveva lasciato un buco per la propria inconsistenza.

Nel maggio scorso anno il premier ha siglato, con palese soddisfazione e con piglio da statista, fenomeno raro visto il personaggio, un’intesa comune non scontata con la UE su difesa, sicurezza, pesca e mercato. Accordo che aveva mandato su tutte le furie le opposizioni. Starmer ha capito, con intelligenza o per opportunismo, che il desiderio di autarchia e l’ambizione di giocare un ruolo da super potenza, senza la collaborazione con gli altri partner europei, Italia in testa, è non solo un’illusione ma anche un autogol. Soprattutto quando si tratta di affrontare un tema come l’immigrazione irregolare di fronte alla quale il governo laburista ha già dimostrato di non andare troppo per il sottile, tanto da far sembrare le polemiche di casa nostra una barzelletta.

Londra, riecco l’Erasmus+

L’ultima mossa pro-UE arriva proprio in queste settimane ed è di quelle che svelano un sentimento ormai chiaro: cinque anni dopo la firma della Brexit, Londra rientra in Erasmus+ e grazie a questo accordo oltre centomila giovani britannici potranno tornare a studiare e risiedere liberamente in qualunque paese europeo e viceversa. Starmer ha presentato questa mossa come un aggiustamento pragmatico, con toni sobri in tipico stile britannico. Ma chi conosce il pragmatismo discreto degli inglesi sa bene che da quelle parti le decisioni epocali si prendono senza clamore ma con tutto il peso della storia. Il ritorno nel programma Erasmus è dunque un segnale preciso, carico di significati politici e culturali. Soprattutto perché i primi a tornare saranno i giovani, quelli che hanno in mano il destino del loro paese e anche dei nostri. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un anno di sorprese in arrivo da Downing Street. E dunque, ben tornata Inghilterra.