Nel corso della scorsa nottata italiana si è tenuto il discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente Donald Trump. Un’occasione di notevole importanza, perché molto spesso contiene le principali indicazioni legislative rivolte al Congresso, esplicitando le proposte politiche del Presidente.

Rispetto allo scorso anno, ci si aspettava un Donald Trump sulla difensiva, a seguito di un 2025 difficile per lui, per i suoi approval ratings, per un partito repubblicano danneggiato da tagli alle tasse sui più ricchi, dai dazi che hanno peggiorato il costo della vita per gli americani; per una gestione forse oltre il limite del criminale degli Epstein Files. Invece, contro le aspettative, Donald Trump ha fatto all-in. All-in su tutte le questioni che hanno definito il primo anno della sua presidenza, rimarcando la retorica del “so much winning”, del suo intervento per salvare il Paese dalla distruzione portata da Joe Biden e dai suoi sgherri, sostenendo addirittura che prima del ritorno di Trump il Paese fosse essenzialmente “morto”.

In quello che è sembrato a tutti gli effetti una copia vagamente più elegante di uno dei suoi comizi elettorali, i punti toccati sono sempre stati gli stessi riguardo ai dazi, riguardo al costo della vita, dove Trump è tornato ad ammettere la presenza di un problema dopo mesi in cui, secondo il Presidente, la “affordability” era una bufala, rispetto al taglio delle tasse contenuto nella Big, Beautiful Bill. Sul tema migratorio, si è notato un silenzioso ma importante cambio di passo, con il Tycoon che parla ormai soprattutto di criminali e non di irregolari in quanto tali. Sul punto, però si è soffermato molto, menzionando diverse storie di cronaca per sostenere le sue tesi e le sue proposte legislative, come la richiesta di vietare la possibilità di ottenere la patente di guida per gli immigrati irregolari. È questo il Great Again di cui tanto si parla?

Si parla di tanti altri temi, tra cui la questione sanitaria, dove il Presidente, oltre a millantare delle impossibili riduzioni dei costi del “400-500%”, rinnova la sua volontà di cancellare l’Affordable Care Act e i suoi sussidi, in favore di un sistema in cui l’incentivo viene concesso direttamente al cittadino piuttosto che alla compagnia assicurativa, pur senza spiegare come questo sistema possa cambiare radicalmente il modo di concepire il sistema sanitario statunitense. Sorprendentemente, invece, arriva la richiesta di vietare l’insider trading per i membri del Congresso, proposta accolta, stavolta, anche dagli applausi dei democratici, che da tempo si battono su questo tema.

Rispetto al tema delle elezioni, il Presidente parla ripetutamente del SAVE Act, la legge che dovrebbe rendere impossibile per gli irregolari votare. Peccato che, come rilevato anche dal Brennan Center, un think tank che si occupa di elezioni, gli irregolari già votano pochissimo, e la richiesta dei documenti prevista dalla legge potrebbe ledere il diritto di voto di milioni di cittadini, tra cui, ad esempio, tutte quelle donne che contraendo matrimonio decidono di adottare legalmente il cognome del marito.

Insomma, lo Stato dell’Unione si vede dalla statura del discorso del suo Presidente. Con pochissimi appelli all’unità nazionale, ma anzi con ripetuti attacchi ai democratici. Con un partito repubblicano che, in modo talvolta nordcoreano, applaude con forza anche le menzogne propugnate dal Presidente, cementando l’opinione che aleggia tra chi osserva e commenta la politica americana: Gli Stati Uniti stanno diventando, giorno dopo giorno, sempre meno uniti.

Michele Luppi

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