Chiuse le indagini su Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio. Nel pieno della campagna per il referendum, decisivo per riformare la magistratura. Anche Andrea Delmastro Delle Vedove si dice sorpreso dalle tempistiche. D’altronde, spiega il sottosegretario alla Giustizia, la portata del voto è storica: la riforma eradicherà «il potere cancerogeno della deriva correntizia».

Le conclusioni delle indagini preliminari su Giusi Bartolozzi hanno destato perplessità. Strano?
«Ferma restando la piena, assoluta vicinanza a Giusi Bartolozzi, del cui operato sono assolutamente sicuro, credo che la tempistica sia improvvida. L’avviso di garanzia poteva sopraggiungere fra un mese senza alcun pregiudizio per tempi e indagini. Strano tempismo in piena battaglia referendaria…».

A proposito di referendum, il No sta rimontando nei sondaggi. Il fronte del Sì sta avendo più di qualche problema con la comunicazione…
«Non ho la sensazione che il No stia rimontando, e credo che abbiano ormai sparato tutte le cartucce. Il tono apodittico e apocalittico e la narrazione ideologica del fronte del No è servita, semmai, per nascondere il fatto che l’opposizione è spaccata con Azione che vota Sì, come mezzo Pd che vota Sì. Le hanno provate tutte: dal “pericolo per la democrazia” alla sempiterna “torsione autoritaria” sino al terribile “attentato alla Costituzione”. Atteso che la separazione delle carriere è prevista in quasi tutta Europa, mi aspetto che al termine del referendum, zaino in spalle e casco blu dell’Onu, vogliano girare tutta Europa per salvare la “democrazia”. Gli italiani non hanno l’anello al naso e ormai sono impermeabili a certi allarmismi di una sinistra perennemente a corto di argomenti».

Si lotta nel fango. Parlare di articoli e commi non basta più. Come si convincono gli elettori nel rush finale?
«Partire chiedendo agli italiani se pensino che sino ad oggi la giustizia ha funzionato. Se ritengono che non abbia dato ottima prova di sé, hanno l’occasione storica per cambiarla. Poi chiederei loro se intendano o meno archiviare il Palamara Gate o se trovino normale che si faccia carriere non già per merito, ma per affi liazione a quella o quell’altra corrente che ha occupato il Csm. O ancora se non ritengano normale che anche in magistratura “chi sbaglia, paga”: mai più una giustizia “domestica”. Nessuno in Italia può avere il privilegio di autogiudicarsi e autoassolversi».

Sarà decisiva la discesa in campo di Meloni, che per ora ha preferito non piombare nel dibattito. Ormai non è troppo tardi?
«Il presidente del Consiglio è convinto di una riforma che separerà le carriere, garantendo il giusto processo, che eliminerà il pericoloso intreccio fra politica e magistratura e che introdurrà un giudizio disciplinare autorevole e terzo dell’operato dei magistrati. Il presidente del Consiglio ha presentato una riforma agli italiani e, in più occasioni e come nel suo stile, è intervenuto “mettendoci la faccia”».

Perché l’Anm si agita quando sente parlare di Alta Corte disciplinare e sorteggio?
«In particolare il sorteggio per i membri del Csm avrà la forza di eradicare il potere cancerogeno della deriva correntizia che, in passato, ha promosso per affi liazione e non per merito, determinando le carriere ed esercitando, quindi, un notevole potere su Giudici e Pm. Questo è il motivo per cui questa riforma garantirà la vera indipendenza e autonomia dei magistrati: quella dalle correnti. L’Alta Corte di disciplina è il rovescio della medaglia di un concetto sempre affermato dal presidente Meloni: l’Italia del merito. Un organo terzo, autorevole e indipendente che giudichi l’operato dei magistrati, senza alcuna volontà punitiva, ma senza nessun atteggiamento eccessivamente indulgente mi pare un banale principio di uguaglianza rispetto a tutti gli altri cittadini».

La separazione delle carriere, si dice, è inutile perché non avrà alcun effetto sulla giustizia…
«Non credo che sia poco garantire fi nalmente a tutti gli italiani un “giusto processo”. Pressoché tutta Europa sperimenta, seppur con gradazioni e sfumature differenti, la separazione delle carriere. Il legislatore costituzionale già oggi ci dice cosa sia il “giusto processo”: quello che si celebra nella “parità processuale” e di fronte ad un “Giudice terzo ed imparziale”. Poi conosco la consolidata e ormai frusta tecnica retorica del benaltrismo della sinistra. “Ci vuole altro per velocizzare la giustizia”. In effetti ci vogliono assunzioni e sono orgoglioso di dire che, con le ciclopiche assunzioni di questo governo, a dicembre 2026 satureremo, per la prima volta, le piante organiche di tutti i magistrati d’Italia».

La sinistra strumentalizza Falcone e Borsellino. È la mossa della disperazione?
«L’indegno, immorale e inverecondo arruolamento post mortem di Falcone e Borsellino contro la separazione delle carriere è stata una delle pagine più blasfeme di questa campagna elettorale. Tutti sanno che Falcone si è sempre espresso pubblicamente a favore della separazione delle carriere per avere un Pubblico ministero più specializzato e un Giudice davvero terzo e imparziale».