Caso Epstein, quel rapporto mai chiarito con Trump e il rapporto del tycoon con la Russia

La notizia che domina i media americani è una: le lettere pubblicate dal New York Times riguardo la relazione tra Jeffrey Epstein e Donald Trump. In particolare, il gruppo democratico nella Oversight Committee (che potremmo tradurre come commissione di trasparenza o di vigilanza) ha rilasciato tre mail, in cui Epstein parlerebbe con la sua collaboratrice e complice Ghislaine Maxwell e con l’autore Michael Wolff del Presidente Usa.

In particolare, nella prima mail a Maxwell, Epstein si riferisce a Trump come “il cane che ancora non ha abbaiato”, che una vittima (il cui nome è oscurato) avrebbe passato delle ore con Trump in casa di Epstein, e di come quest’ultimo fosse al 75% convinto di denunciare qualcosa, con tutta probabilità la sua partecipazione nei traffici e nelle oscenità compiute da Epstein. Nella seconda mail, rivolta a Wolff, il finanziere morto suicida in carcere sostiene che Trump non gli abbia mai chiesto di andarsene dal suo club di Mar-a-Lago e, cosa più importante, che l’attuale Presidente degli Stati Uniti sapesse perfettamente delle “ragazze”.

Nella terza mail, Wolff avverte Epstein che sulla CNN (siamo nel dicembre 2015) verrà invitato Trump, e che si parlerà della sua relazione con Epstein, che chiede all’autore quale potrebbe essere una sua risposta. Nella replica conclusiva di Wolff vengono delineate due ipotesi: sfruttare un’eventuale dichiarazione di Trump, dovesse lui sostenere di non essere mai stato sulla famosa isola, per ricattarlo e “ottenerne un vantaggio”, oppure salvarlo, probabilmente coprendo la sua complicità, per ottenere un debito di gratitudine.

Nella serata di mercoledì sono stati rilasciati altri documenti, tra cui un’interessante mail inviata a Thorbjorn Jagland, ex segretario generale del Consiglio d’Europa e primo ministro norvegese, in cui il finanziere rivela di aver parlato con l’ex ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, chiedendo a Jagland di intercedere con Lavrov, chiedendogli se volesse delle informazioni su Trump. Questo dato potrebbe essere esplosivo, perché potrebbe spiegare l’altalenante relazione intrattenuta da Trump con la Russia, almeno negli ultimi mesi.

Dalla Casa Bianca replicano piccati, con la portavoce Karoline Leavitt che sostiene il tranello della sinistra, che avrebbe selezionato ad arte documenti per diffamare il Presidente Trump. Non proprio la reazione che ci si aspetterebbe per qualcuno che, stando a quanto scritto nelle mail, sarebbe appena stato definito come amico e complice di un pedofilo. Non sappiamo cosa uscirà quando la House voterà a favore della mozione per pubblicare gli Epstein Files, e se si troverà una maggioranza anche al Senato, ma se questi primi dati sono un’indicazione chiara, allora potremmo essere di fronte al caso più esplosivo che abbia mai coinvolto un Presidente degli Stati Uniti, in grado di ridefinire le modalità e gli assetti della politica americana per i prossimi decenni.