Caso Minneapolis, in città arriva Tom Homan: lo zar del confine chiamato a gestire le operazioni dell’ICE

Federal agents run in to clear the hotel during a noise demonstration protest in response to federal immigration enforcement operations in the city Sunday, Jan. 25, 2026, in Minneapolis. (AP Photo/Adam Gray)

Un altro morto per le strade di Minneapolis. A pochi giorni di distanza dai tre colpi esplosi da un agente dell’ICE che trovavano il corpo di Renee Good, uccidendola, nella giornata di sabato la vittima è stata Alex Pretti, infermiere all’ospedale per i veterani.

La versione dell’amministrazione è che Pretti, in possesso di un’arma regolarmente detenuta, avesse approcciato gli agenti federali con la sua pistola. I video che circolano, però, raccontano una storia diversa. Si vede chiaramente, infatti, l’agente ICE che si avvicina per primo alla vittima. Pretti ha in mano solamente il suo telefono, e sicuramente non un’arma. L’agente viene raggiunto da diversi colleghi, che accerchiano Pretti. In un video si nota la 9 mm della vittima, riposta nella cintola, che viene presa dall’ICE. Qualche secondo dopo, partono dei colpi. Su un uomo solo. In terra. Circondato da agenti.

Si contano dieci colpi, di cui almeno la metà arriva un paio di secondi dopo la prima raffica, come se non fossero già stati abbastanza. Rispetto al caso di Renee Good, le cui dinamiche non sono state chiarite ancora oltre ogni ragionevole dubbio, in questa circostanza i video sono delle prove evidenti della violenza inflitta ad un cittadino americano che stava protestando pacificamente, dopo averlo gettato a terra e disarmato. Figure dell’amministrazione hanno messo l’enfasi sull’arma detenuta da Pretti, sostenendo che la pistola sia prova della volontà di Pretti di attaccare l’ICE. Anche se si volesse sostenere che le supposte intenzioni di una persona siano un motivo valido per freddarlo, fa specie sentire i repubblicani parlare di dove si possa o non si possa portare un’arma da fuoco, dopo oltre 40 anni passati in strenua difesa del Secondo Emendamento della Costituzione.

Tre senatori repubblicani, insieme ad alcuni deputati, hanno chiesto un’indagine “imparziale ed approfondita” al fine di accertare le dinamiche dell’episodio. Il Presidente, in risposta, ha deciso di inviare lo zar del confine Tom Homan a Minneapolis, con il compito di gestire le operazioni dell’ICE nella città. Non avverrà, quindi, la smobilitazione che il Presidente stesso aveva paventato nelle scorse ore. Un tribunale valuterà la richiesta del sindaco di Minneapolis Jacob Frey di smobilitare le truppe ICE nella città. È servito un separato intervento di un giudice federale, invece, per evitare la distruzione delle prove relative alla sparatoria.

Dall’altro lato, i democratici si sono dimostrati furiosi per la morte di Pretti, a partire dal Governatore Tim Walz, che ha denunciato una lettera scritta dalla Attorney General, Pam Bondi, in cui viene chiesto di rilasciare al governo federale i dati sugli iscritti ai registri elettorali e sui recipienti dei programmi di welfare in cambio dello “stop al caos nello Stato”. Parole gravissime che non rappresentano nient’altro che un ricatto ad uno Stato dell’Unione. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, ha affermato che il gruppo democratico non voterà per la legge di spesa che finanzierebbe il Dipartimento della Homeland Security e, quindi, anche l’ICE. Questo potrebbe portare ad uno shutdown parziale del governo federale nel fine settimana, e questa volta anche gli otto senatori che qualche mese fa avevano votato per chiudere lo shutdown da record si sono detti pronti a votare contro questa legge di spesa.

Nella giornata di ieri, invece, è iniziata una veglia fuori dall’ospedale dove lavorava Pretti, mentre alcuni manifestanti hanno assediato e danneggiato un albergo dove alloggiano gli agenti dell’ICE. La morte di Alex Pretti acquisisce quindi un importante significato politico, di fronte ad un’opinione pubblica che si sta dissociando dalla gestione dell’immigrazione, e di fronte ad elementi dell’amministrazione che sostengono versioni smentite dai fatti, parlando poi di “intenzioni criminali”, anch’esse smentite dai video, in un cortocircuito tra dichiarazioni e realtà che diventa sempre più evidente.