Esteri
Cessione Isole Chagos, l’opposizione USA e l’accusa a Starmer: “Regala un territorio della Corona per compiacere i cinesi”
La cessione del territorio d’oltremare britannico delle Isole Chagos, concepita dal governo laburista come atto di riconciliazione post-coloniale, si è trasformata in un errore strategico per il premier Starmer. Il ritiro della legge sull’accordo del 24 gennaio alla Camera dei Lord ha certificato il fallimento momentaneo di un’operazione pericolosa per la sicurezza britannica già denunciata in primis dall’opposizione. Per mesi i Tories hanno, infatti, condotto una battaglia di logoramento parlamentare contro l’accordo che prevede la cessione della sovranità dell’arcipelago a Mauritius (che dista da esso 2.000 chilometri), mantenendo però la base di Diego Garcia tramite un contratto di locazione di 99 anni del costo di 30 miliardi. Una linea presentata dal governo come inevitabile, ma progressivamente franata.
Il punto di svolta è arrivato con l’intervento degli Stati Uniti. Quando Donald Trump il 20 gennaio – raccogliendo gli appelli di Nile Gardiner e di altri esponenti della destra britannica – ha definito il piano laburista un “grande atto di stupidità”, facendo emergere ciò che i Conservatori denunciavano da tempo. Ovvero che l’accordo, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza della base a vantaggio delle penetrazioni cinesi, contraddice le intese tra Regno Unito e Stati Uniti del 1966. Lasciando così a Washington il potere di mettere un veto. Sollevato quel nodo, l’intera architettura dell’intesa è implosa. Alla Camera dei Lord i Pari Conservatori, dopo mesi di scontri e battaglie, hanno pertanto proposto proprio un emendamento che vincola l’esecutivo a dimostrare la piena compatibilità della cessione con gli accordi di difesa esistenti con gli Usa. Una mossa procedurale decisiva, in cui spicca il ruolo del conservatore Lord Martin Callanan, che ha costretto l’esecutivo a ritirare il provvedimento per evitare una sconfitta certa.
Al di là di un uso strumentale da parte di Trump del dossier per punire alcune posizioni di Starmer, Washington è sempre stata giustamente preoccupata delle conseguenze dell’intesa. Già in passato, figure tra le più lucide dell’Amministrazione statunitense, come Marco Rubio, avevano denunciato apertamente i rischi di sicurezza legati all’accordo. Per Washington, dunque, non si tratta di una mera ripicca contro Londra, ma di un altolà strategico contro le penetrazioni cinesi nel Commonwealth e i rischi di un ridimensionamento delle proiezioni della base.
I problemi dell’intesa non si esauriscono, del resto, ai timori americani. Dai rischi ambientali portati dalle politiche mauriziane sulla pesca ai problemi umanitari per le discriminazioni segnalati dall’Onu, fino alle incognite sul piano finanziario, l’accordo presenta molte criticità. Anche se il nodo centrale resta la sicurezza. Diego Garcia è un ingranaggio cruciale della proiezione militare angloamericana nell’Indo-Pacifico e in Medio Oriente. Trasferire la sovranità a un Paese sempre più legato a Pechino introduce un’incognita che gli Stati Uniti non sono disposti ad accettare. Una realtà che i Conservatori avevano compreso e che hanno saputo sfruttare politicamente. Tanto da trasformare la battaglia in una resa dei conti contro la linea di appeasement verso Pechino di una parte della sinistra.
L’accusa dei Conservatori è, infatti, che Starmer stia regalando un territorio della Corona per compiacere i cinesi tramite un’ambigua retorica woke, che contraddice però l’opinione dei suoi abitanti (quasi totalmente contro la cessione). Ed anche per questa motivazione i Tories si sono schierati col popolo chagossiano guidato dal capo del governo in esilio Misley Mandarin per difendere il loro diritto di appartenenza alla Gran Bretagna. Ne è nato così uno scontro anche sotto il profilo culturale che ha compattato la maggioranza silenziosa in difesa della sovranità britannica. Emblematico l’intervento sul Telegraph del peer conservatore Lord Daniel Hannan, che ha contrapposto la fermezza di Margaret Thatcher nel difendere i propri cittadini e territori durante la questione delle Falkland nel 1982 alla deriva rinunciataria e woke del governo laburista. Una critica fortemente condivisa dall’opinione pubblica che è sempre più ostile all’accordo.
Per evitare l’ennesima sconfitta ai Lord, Starmer ha rinviato il voto, ma persiste nel suo disegno. Se i Conservatori, quindi, verranno rafforzati da un ulteriore sostegno di Washington, e manterranno unita l’opposizione alla Camera Alta, potranno bloccare la “resa delle Chagos”. Incassando così una clamorosa rivincita politica.
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