Giustizia
Colpevoli di difesa, la giornata internazionale degli avvocati minacciati e la sconcertante new-entry americana: difendere chi difende i diritti
Rivendicare e tutelare l’autonomia e la libertà degli avvocati nelle tante parti del Mondo dove i diritti di difesa sono conculcati o calpestati e i difensori aggrediti e minacciati per il loro impegno in favore di oppositori politici, dissidenti, migranti e persone accusate di crimini, per i quali il potere manifesta insofferenza o addirittura per aver semplicemente assolto il loro ruolo. Questa la parola d’ordine che anima le tante iniziative delle associazioni e delle istituzioni dell’avvocatura nella giornata internazionale dell’avvocato e dell’avvocata in pericolo del 24 gennaio.
Il massacro di Atocha
Non si può non ricordare come la scelta della data sia altamente simbolica: istituita per commemorare il massacro di Atocha del 1977, durante il quale quattro avvocati furono assassinati nel loro studio di via Atocha, a Madrid, da due killer di estrema destra nel periodo di transizione alla democrazia della Spagna franchista, è diventata un appuntamento per l’avvocatura di tutto il mondo. L’obiettivo della giornata era ed è sensibilizzare l’opinione pubblica sulle pressioni, sulle intimidazioni e sulle violenze subite dagli avvocati nell’esercizio della professione in un determinato Paese scelto ogni anno per la gravità e l’insidiosità delle azioni realizzate nei confronti della classe forense.
La deriva securitaria negli Usa
Quest’anno il focus è dedicato agli Stati Uniti d’America. La scelta ha sorpreso alcuni ma confermato ai più la reale pericolosità della deriva securitaria della nazione simbolo delle democrazie moderne. Negli anni dell’amministrazione Trump si sono moltiplicate situazioni di forte tensione attorno alla professione forense. In quel contesto, l’atto stesso del difendere è ormai guardato con sospetto. L’attacco all’avvocatura, come emerge dalla lucida analisi dei contributi che pubblichiamo, non è più un incidente di percorso ma il frutto di una strategia coerente volta a indebolire i presìdi del controllo giuridico sull’esercizio del potere.
Rachel Cohen, proclamata nel 2025 “Lawyer of the Year” dalla testata americana Above the Law, giovane avvocata divenuta simbolo dell’indipendenza dell’avvocatura negli Stati Uniti, nella sua bella intervista chiarisce come gli ordini esecutivi emessi dall’amministrazione Trump per portare a segno l’attacco agli studi legali considerati nemici, violino un principio cardine del sistema accusatorio: “Un avvocato non può essere identificato con le posizioni del proprio cliente. Se permettiamo che ciò accada, nessuno difenderà mai più le persone impopolari. E senza difesa, non c’è giustizia”. Questa considerazione ci riporta prepotentemente alle nostre latitudini. Non si può infatti ignorare come anche nel nostro Paese spinte giustizialiste e securitarie determinino moti di insofferenza verso le prerogative della difesa e contribuiscano ad alimentare la “cultura” dell’intolleranza verso gli avvocati, ultimo baluardo in difesa dei diritti di tutti i consociati, e come drammaticamente i social network sono sempre più cassa di risonanza di un immanente populismo giudiziario.
Oggi la nostra quarta pagina è dedicata alle situazioni dei tanti Paesi di tutti i Continenti, dal Venezuela alla Turchia, dalla Russia alla Bielorussia e l’Ucraina, dall’Iran agli Stati dell’Africa e via elencando, dove ogni giorno colleghi coraggiosi pagano un prezzo altissimo per la loro attività difensiva. In questi luoghi, la scure della repressione si abbatte maggiormente sulle avvocate, sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani. Alla comunità forense internazionale il compito di difendere ovunque la libertà degli avvocati e il diritto di difesa. In questa giornata particolare, anche PQM ha voluto esserci. Buona lettura!
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