Valéry Giscard d’Estaing sosteneva che «il referendum soffre di una debolezza congenita. In un referendum, il Sì è singolare, e il No è plurale». Ed è indubbio che al Sì spetta l’onore della prova, mentre il No si trasforma in un qualcosa che va ben oltre la causa referendaria, in una sorta di foresta di Sherwood. Più la campagna entra nel vivo, più le voci del No diventano radicali, talvolta esagitate. Se si osserva lo stile comunicativo della campagna che attori, influencer e storici pop alla Barbero stanno conducendo per il No, sorge più di qualche dubbio sull’effettiva conoscenza che hanno della riforma.

«Tradisce il dettato costituzionale»

Secondo quanto affermato da tanti promotori del No, la riforma andrebbe a minare il dettato costituzionale e dunque finirebbe per tradire quello che i Padri costituenti hanno previsto. Bisognerebbe spiegare a costoro che la riforma Nordio non tradisce nulla, ma attua una modifica di una parte della Costituzione concepita più come limite per l’avversario che per puro spirito giuridico. Basterebbe ricordarsi che le parti in questione furono attuate con decennale ritardo. La Costituzione entra in vigore l’1 gennaio 1948 e il Csm si riunisce per la prima volta nel 1959.

«Le carriere separate esistono già»

Un’altra panzana diffusa dal No è quella secondo cui la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante esiste già. Falso. Esistono delle limitazioni, e ultimamente il passaggio è stato disincentivato, ma ciò non cambia la sostanza, perché tanto i Pubblici ministeri quanto i Giudici appartengono allo stesso «corpo». Si tratta di «colleghi», ed è qui che manca quella separazione de iure, di garanzia che la riforma introduce.

«L’indipendenza della magistratura è minacciata»

Si tratta di un altro falso che circola e che viene abilmente alimentato, ma che può essere facilmente smentito leggendo la nuova formulazione dell’articolo 104 della Costituzione, che recita: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente». Quindi nessuna limitazione, nessun asservimento al potere politico.

Dividi et impera

Tra le letture fantasy che circolano c’è quella che vedrebbe nella creazione di due Csm l’applicazione dell’adagio latino dividi et impera: smembrandola, la magistratura sarebbe più debole. Falso anche questo punto, perché la divisione non minaccia l’unità del corpus ma rappresenta il naturale completamento della separazione. Quindi il motto applicato è errato. Quello corretto è Unicuique Suum, a ciascuno il suo Csm.

Il sorteggio

Ma l’apoteosi della propaganda faziosa e mentoniera è stata raggiunta in quello che, in fondo, è il vero nocciolo della questione: il fatidico sorteggio, quello che non piace a Barbero e all’Anm. Rappresenta il definitivo de profundis delle “correnti”, della politicizzazione della magistratura e del carrierismo opaco. Eppure, secondo i propagandisti del No, il sorteggio limita la scelta democratica dei magistrati e pone allo stesso livello chi ha più esperienza rispetto a chi è più giovane. Quindi, secondo l’allegra combriccola, qualsiasi magistrato può indagare, perseguire e condannare un cittadino, ma non può senza la dovuta selezione empirica ed esponenziale giudicare i colleghi? Non dobbiamo neppure sforzarci di dimostrare quanta acqua faccia questa impostazione. La verità è semplice, non richiede viaggi iperuranici, ma basta osservare lo stile dello scontro per comprendere quanto dietro quel No si celi oggi più che mai la volontà di difendere una casta costruita sul correntismo e sulla politicizzazione di ciò che dovrebbe essere apolitico per garanzia di tutti.

«Non risolve i veri problemi della giustizia»

Quando si ristruttura una casa, da dove si parte? Dalle fondamenta, dai muri portanti o dai balconi? Non ha senso intervenire sulla derivazione dei problemi se la fonte del problema resta intaccata.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.