Le manovre nel campo largo
Conte sogna Palazzo Chigi grazie al caos che regna nel Pd: sprint verso le primarie ma Grillo prova lo sgambetto
In uscita il libro Una nuova primavera. Ma il comico avvia la causa per riprendersi il simbolo del Movimento 5 Stelle
Sembrava un gran ballo di gala: luci accese e tintinnar di calici. “Ci riprendiamo Palazzo Chigi”, sussurravano ingolositi tra una proiezione e l’altra, quando il successo referendario stava per materializzarsi. Poi, come spesso accade a sinistra, qualcuno ha iniziato a chiedere: “Scusate, ma il capitano chi lo fa?”.
In pratica, come passare dal salone delle feste al pronto soccorso. Dopo una settimana di botte da orbi, la situazione è precipitata. Il Pd, che fino al referendum era schierato a favore delle primarie, sta progressivamente cambiando idea. Il M5S, che non le aveva mai apertamente sostenute, ora le difende a spada tratta. In mezzo, sotterfugi, tranelli e sgambetti, con la “rediviva” Rosy Bindi che cala sul tavolo la carta coperta. Rifiorisce il ramo dei “federatori”, categoria data per morta troppo presto da Dario Franceschini e invece tornata prepotentemente in auge. I nomi evocati sono quelli di Franco Gabrielli, Ernesto Maria Ruffini e, soprattutto, Silvia Salis, l’enigmatica sindaca di Genova che sfoglia la Margherita. Nel frastuono generale, c’è chi iscrive al concorso Pierluigi Bersani (sarebbe il mister X ipotizzato da Bindi) e i due primi cittadini di Roma e Napoli, Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi. A muovere le fila, Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, che spera di entrare in possesso del biglietto vincente per partecipare alla riffa.
Il Nazareno temporeggia, a caccia della manovra indolore per passare dai gazebo ai “caminetti”. La segretaria dem si è accorta troppo tardi del precipizio: il duello con l’ex presidente del Consiglio le può essere fatale. Da qui la necessità di una sterzata. Un ordine di scuderia affidato ai fedelissimi, che improvvisamente cambiano le priorità: “Pensiamo solo al programma”. Nel frattempo, il Pd si è trasformato in una melma: ognuno va per conto suo. In questo panorama si è abbattuto il fulmine. L’invito dell’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, a Elly Schlein: “Faccia come i suoi predecessori con Romano Prodi e mandi avanti l’avvocato 5 Stelle”. Un “consiglio” che nel Pd trova molti big pronti a raccoglierlo, anche per banali ragioni di convenienza: con Conte a Palazzo Chigi spettano più ministeri. In più si apre la prospettiva del Quirinale: una sinfonia per la nutrita schiera di riserve della Repubblica.
Dal fortino di via di Campo Marzio, il “generale” di stanza cucina a fuoco lento i concorrenti. Una strategia sopraffina che si sviluppa su tutti i fronti. Il programma? “Ci pensiamo noi”, dicono i pentastellati, che lustrano la piattaforma Nova per accogliere idee e spunti del popolo online. La politica internazionale? “Dopo Pasqua faremo il bis dei Fori Imperiali”, annuncia l’ex presidente del Consiglio. La strada da percorrere è quella che Giuseppe Conte illuminò il minuto dopo la chiusura dei seggi del referendum: “Siamo disponibili a fare le primarie”. Alternative? “I caminetti sono cose superate”. Il leader ha pronto anche un nuovo libro dal nome evocativo: “Una nuova primavera”. Sottotitolo indotto: sono pronto per tornare. Da fuori scommette Carlo Calenda: “Le primarie le vince Conte e farà la coalizione del No”.
Come in un videogioco impazzito, anche lui dovrà vedersela di nuovo con un’ombra del passato: Beppe Grillo. Il fondatore ha avviato in tribunale la causa per riprendersi il simbolo del Movimento 5 Stelle. “La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa — scrive sui social l’ex parlamentare Marco Bella, suo storico sostenitore — E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il MoVimento ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi, contro qualcuno che invece si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici”. Una macchia sull’impeccabile abito da presidente che Giuseppe Conte si era confezionato. Morale: il campo largo è in alto mare. Diviso sui contenuti, frantumato sulle modalità di scelta. Con una lotteria impazzita di candidati e di federatori. Un classico della tradizione: “Grande è la confusione sotto il cielo”.
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