Ha vinto il No. Ma chi ha vinto veramente? Ha vinto l’insofferenza per il cambiamento di gran parte del Paese. È un voto conservatore, che è stato alimentato da quelle forze progressiste(?) anche in contraddizione con la loro storia. Si è fatta la scelta di orientare il voto contro il governo, lasciando in ombra la riforma sottoposta a referendum. Mi ha colpito che anche nel profluvio di commenti al voto, la riforma è scomparsa. Si è discusso e si discute sulle conseguenze politiche del voto, sul riposizionamento degli schieramenti, ma non c’è stato nessuno (tranne qualche voce isolata come quella del direttore di questo giornale) che abbia sottolineato che si è persa un’occasione storica di cambiare il sistema giudiziario, che quindi rimane ancorato al fascista codice Rocco.

Nella campagna referendaria il fronte del No ha utilizzato parole d’ordine (la costituzione non si tocca; no alla svolta autoritaria), agitando fantasmi inesistenti, ma hanno fatto presa. Soprattutto tra i giovani. Che ci sia una insoddisfazione per l’azione di governo, inadeguata e incerta rispetto alle questioni internazionali e i riflessi sull’economia del paese, ci può stare. Il centrosinistra ha voluto fare una prova generale per verificare le potenzialità di vittoria dello schieramento per le prossime politiche.

Ma per farlo ha sacrificato una riforma assolutamente necessaria per dare maggiori garanzie ai cittadini e dare applicazione ai principi costituzionali, in particolare all’art. 111 (giusto processo). Il paradosso di questo Paese è che mostra grande indignazione per il caso Tortora (per cui è stata realizzata anche una fiction) e per le rivelazioni di Palamara, e poi, quando gli si offre la possibilità di cambiare, dice di no perché tutto resti come prima. Le allarmanti conseguenze di questo voto si son mostrate in modo plastico con la sgangherata e indecente festa dei magistrati di Napoli (tra cui i vertici), con un comportamento in contrasto (questo sì) con lo spirito della Costituzione.

Ora il centro sinistra si gode la vittoria. Ma si può rivelare una vittoria di Pirro se non si dà ascolto anche ai 13 milioni che hanno votato per il sì, per il cambiamento. La sinistra soprattutto, a cui sono affezionato, deve mettere in campo proposte riformatrici, idee e obiettivi di cambiamento di un Paese che rischia di rimanere fermo. C’è bisogno di una proposta di governo che aggreghi il consenso non su un rifiuto ma sulla voglia di far crescere questo Paese. Altrimenti quel no rischia di rivelarsi un boomerang.

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Nato a Brindisi nel '47. Avvocato. Deputato dal 1987 al 1996 X, XI, XII Legislatura. Sottosegretario di Stato per Il Ministero dei Lavori Pubblici dal 1996 al 2001. Gruppo Parlamentare PCI-PDS-Progressisti. Ha fatto parte delle Commissione parlamentare Giustizia di cui è stato Vicepresidente, Ambiente e Affari Costituzionali. E' stato componente della Commissione Antimafia e della Giunta per le autorizzazioni a procedere per tutta la durata del mandato. E’ stato protagonista della riforma degli appalti e del sistema di qualificazione. Da Aprile 2003 al 9 dicembre 2021 è stato Presidente della SAT – Società Autostrada Tirrenica. E’ autore del Manuale del Diritto dei Lavori Pubblici – Giuffrè Editore 2001.