Il Consiglio comunale di Milano ha sul tavolo la delibera che definisce il Piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi per il 2026. I numeri segnano un passo avanti: 2.321 alloggi complessivi tra Comune e ALER da mettere a disposizione dei cittadini in difficoltà, circa 220 in più rispetto ai 2.100 previsti nel 2025. Di questi, 2.047 sono destinati ai servizi abitativi pubblici – 897 di proprietà comunale, gestiti da MM, e 1.150 di ALER – rivolti a nuclei familiari con un ISEE fino a 16.000 euro. A completare il quadro, 274 alloggi per i servizi abitativi transitori, pensati per chi si trova in condizioni di emergenza acuta: famiglie sotto sfratto, situazioni di fragilità improvvisa, persone a rischio di finire per strada.
Milano, crisi abitativa: duemila alloggi per i cittadini. Un impegno reale
Sono cifre che testimoniano un impegno reale. L’assessorato alla Casa guidato da Fabio Bottero ha lavorato per ampliare il perimetro dell’offerta, e i sindacati degli inquilini – a partire dal SUNIA – hanno riconosciuto lo sforzo. Eppure, come sempre accade quando si affronta il tema dell’abitare in una metropoli come Milano, i numeri positivi si misurano inevitabilmente con la scala del bisogno. Le domande di assegnazione di una casa popolare superano ogni anno le 20.000 unità, a fronte di assegnazioni effettive che faticano a raggiungere il migliaio. Il patrimonio complessivo – circa 28.000 alloggi comunali gestiti da MM e 32.000 di ALER – è imponente sulla carta, ma sconta migliaia di unità sfitte e bisognose di interventi di recupero, con stime che oscillano attorno alle 5.900 unità tra le due gestioni. Riportare quegli appartamenti a una condizione abitabile richiede risorse, tempi tecnici e una capacità di coordinamento tra livelli istituzionali che non è mai scontata.
21 milioni di euro per il recupero degli alloggi vuoti,
È proprio su questo terreno che si gioca la partita più delicata. Palazzo Marino ha stanziato 21 milioni di euro per il recupero degli alloggi vuoti, con l’impegno di arrivare a circa 50 milioni complessivi nel biennio 2026-2027, puntando a rimettere in circolo duemila unità abitative. Sul versante ALER, le difficoltà sono altrettanto evidenti: i 50 alloggi transitori messi a disposizione per il 2025 non sono stati assegnati, segno di una macchina amministrativa che incontra ostacoli nel tradurre la disponibilità formale in soluzioni abitative concrete. I sindacati inquilini hanno scritto al presidente ALER Alan Rizzi e all’assessore regionale alla Casa Paolo Franco chiedendo non solo il recupero di quegli alloggi, ma un incremento delle assegnazioni per il 2026.
Il quadro si completa con il Piano Casa straordinario, il progetto più ambizioso dell’amministrazione Sala: 10.000 alloggi in dieci anni a canone calmierato – non più di 80 euro al metro quadrato annui – distribuiti tra la città e l’hinterland, destinati a quella fascia grigia di lavoratori con redditi tra 1.500 e 2.500 euro mensili che il mercato libero ha ormai espulso. A gennaio l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte ha fatto il punto a Palazzo Reale, riconoscendo con onestà che gli obiettivi iniziali erano forse troppo sfidanti e che il piano sta evolvendo per adattarsi alla risposta del mercato.
Le tre direttrici della strategia
La strategia si articola ora su tre direttrici: edilizia residenziale sociale di lungo periodo, valorizzazione del patrimonio pubblico esistente e acquisizione di nuovi immobili. I primi risultati concreti riguardano l’area dell’ex Palasharp in via Sant’Elia, ma la strada è lunga e il mandato amministrativo ha un orizzonte che stringe.
Sullo sfondo, una città in cui un bilocale sul mercato libero non si trova sotto i 1.200 euro al mese e dove anche un monolocale periferico parte da 750-800 euro. Milano resta, per dinamismo economico e capacità attrattiva, un caso unico nel panorama italiano: ma proprio questa vitalità genera una pressione abitativa che nessun singolo strumento può risolvere. La vera sfida, oggi, è tenere insieme la risposta emergenziale con una visione di medio periodo, in un gioco di incastri istituzionali – Comune, Regione, operatori privati, terzo settore – dove trovare la quadra è, per tutti gli attori in campo, un esercizio di realismo prima ancora che di volontà politica.
