Con 458 voti a favore, 140 contrari e 44 astenuti, l’Europarlamento ha approvato il prestito da 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per il biennio 2026-2027. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha commentato il voto positivo di ieri a Strasburgo come “un’ancora di salvezza vitale” per Kyiv, perché “proteggere l’Ucraina significa salvaguardare la sicurezza dell’Europa”.
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo il via libera ha ribadito l’importanza di un’Unione compatta: “Il coraggio dell’Ucraina è incrollabile e lo è anche la determinazione dell’Europa a stare al suo fianco”. In Ue, quindi, è viva la consapevolezza che la guerra che da quattro anni strazia il cuore dell’Europa sia tutt’altro che congelata, anzi. La pressione di Mosca continua a fare vittime; tra gli ultimi episodi, un attacco russo ha colpito un corteo funebre, o ancora, un altro nella regione di Kharkiv ha provocato la morte di tre bambini. L’assalto indiscriminato alla popolazione civile è costante.
In parallelo alle decisioni prese in Europa, in Italia – alla Camera dei deputati – sempre ieri è stato votato il Decreto aiuti per l’Ucraina, su cui il governo ha posto la fiducia. Il test sulla fiducia ha funzionato, la maggioranza è rimasta compatta: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati hanno detto sì, e – rullo di tamburi – anche i tre neo-futuristi nazionali, iscritti al gruppo misto per aderire al movimento di Roberto Vannacci. In una nota, il Generale-europarlamentare aveva anticipato: “Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari”.
Un giochetto politico, questo, che Vannacci sa bene di poter fare solo nella Camera bassa del Parlamento, dove è vigente “un regolamento medioevale che nessuno sembra voler cambiare”, lamenta l’onorevole Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, per cui “le votazioni su un provvedimento su cui il Governo mette la fiducia sono due, e distinte”. E così infatti è andata. Dopo il sì per non esser buttati fuori dalla maggioranza e formalmente confermare la fiducia alla destra, è seguito – poi – il vannacciano no sui contenuti del dl. Del resto, ricordiamo tutti la dichiarazione di Vannacci: “Tra Putin e Zelensky, scelgo Putin”.
Ma non è questo il punto. Perché il centrodestra, a parte il prevedibilissimo no dei tre Vannacci boys sugli aiuti per Kyiv, è rimasto saldo. Tutt’altro è accaduto nel campo largo, con il no – nel nome del pacifismo, o meglio dire pacifintismo – di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra sia alla fiducia che al provvedimento. La deputata del Partito democratico Lia Quartapelle aveva lanciato l’appello a quel ramo del campo largo: sperava che M5S e Avs non prestassero il fianco ai vannacciani e, invece, ecco che – a sinistra – si predica di una destra spaccata e disunita e poi si razzola male. Il Pd si è ritrovato, infatti, solo tra i compagni; è stata l’unica forza dell’ala sinistra del Parlamento ad appoggiare gli aiuti all’Ucraina.
Alla faccia del centrodestra scalfito da Vannacci o dai battibecchi interni nella Lega. Le crepe ancora una volta si sono viste, indiscutibili, nel campo largo. La questione ucraina non è di certo una questione da poco. Il sì al dl per gli aiuti a Kyiv dimostra una linea politica dell’Italia coesa e pro-Ucraina, che inevitabilmente è anche un segnale verso i partner europei e soprattutto verso l’Alleanza Atlantica. “L’Italia non intende contribuire a una dinamica di logoramento dell’unità occidentale, né alimentare alcun tipo di ambiguità che finirebbe per indebolire la capacità collettiva di incidere”, ha affermato l’onorevole Giangiacomo Calovini di Fratelli d’Italia. Alla luce di tali considerazioni, i dem dovrebbero forse riflettere sulle loro alleanze. Condividere lo stesso tetto con forze politiche che su temi così cruciali e vitali per l’Ue – come il sostegno all’Ucraina – sono agli antipodi, è un fritto misto amaro.
