È un incompreso il difensore d’ufficio. Nella percezione dei più, è il brutto anatroccolo della giustizia, talvolta malvisto, persino, dagli stessi avvocati (anche per demeriti della categoria). Gli assistiti, quando non lo rimpiazzano prontamente con un difensore di fiducia, si mostrano scarsamente inclini ad interagire con lui e tanto meno a soddisfare le richieste di onorario; “davvero l’avvocato d’ufficio si deve pagare?”, ci si sente spesso domandare. Nell’immaginario della gente comune, è una sorta di ombra sfuggente che si aggira, senza arte né parte, per le aule, districandosi, tra una causa e l’altra, nel tentativo di accaparrare incarichi (e incassi).
La difesa d’ufficio per sbarcare il lunario
La narrazione è in parte vera, purtroppo, poiché non è infrequente imbattersi in qualche sconsiderato avvocato, in cerca di fortuna, iscrittosi alle liste della difesa d’ufficio per sbarcare il lunario, senza comprendere l’autentico significato di quell’iscrizione e di ogni singola nomina che gli perviene dalla roulette dell’Ordine degli Avvocati. Eppure, il difensore d’ufficio incarna l’espressione più nobile della funzione e la massima garanzia della difesa tecnica; lo sanno bene coloro i quali scelgono questa via con consapevolezza e dedizione, vestendo la toga ogni giorno con maggior coraggio, spirito di sacrificio ed abnegazione di quanto faccia il difensore “scelto” dalla parte ed a questa legato dal solido vincolo della fiducia. Questo, insieme alla fede che innatamente l’avvocato nutre nei confronti della giustizia, è l’anima della vocazione forense.
Il diritto alla difesa tecnica
Sfortunatamente, si attraversa un momento storico in cui il sistema, sedicente democratico, liberale e garantista, promuove valori di portata costituzionale, da sempre insiti del suo DNA ma dimentica di assicurarne la piena ed effettiva attuazione. Il diritto alla difesa tecnica è previsto dall’art. 97 del codice di rito che, per verità assai asetticamente, dispone che “l’imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è assistito da un difensore di ufficio”; le garanzie sono salve! Ma il difensore d’ufficio non ha, sul campo, gli stessi strumenti degli altri perché è quasi sempre chiamato a svolgere il proprio mandato in condizioni di emergenza (il che, di per sé, richiede grande competenza ed una spiccata abilità di gestione dei casi) e perché è quasi sempre solo.
Il più delle volte non ha contatti con l’assistito o li perde assai rapidamente ma il processo va avanti, indifferente e il difensore d’ufficio non può rinunciare all’incarico; studia da solo, sceglie da solo, si batte da solo, sotto il peso immane delle responsabilità. Sovente ha a che fare con soggetti sprovvisti di strumenti culturali idonei a fargli comprendere pienamente la propria condizione processuale, con conseguenti difficoltà nella condivisione della strategia difensiva e delle scelte da adottare per attuarla. E il Legislatore che a parole valorizza l’importanza della difesa tecnica, tutelandola attraverso la nomina di un difensore a chi ne sia sprovvisto, in concreto intraprende scelte mirate ad un non meglio precisato efficientamento del sistema che sacrifica la difesa e, massimamente, quella d’ufficio. Una su tutte, l’introduzione, per il solo difensore d’ufficio, dell’obbligo di munirsi di procura speciale ad hoc, per impugnare le sentenze di condanna emesse nei confronti dell’imputato assente. Il difensore d’ufficio, portatore di responsabilità significativamente onerose, connaturate alla propria singolare funzione, è destinatario di un trattamento – e questo caso non è il solo – più sfavorevole rispetto al difensore nominato dalla parte.
Si garantisce la difesa o la si strozza? Per fortuna ci pensa l’avvocatura a resistere. Attraverso l’istituzione di corsi di formazione, prepara schiere di difensori d’ufficio, capaci di distinguersi per competenza e abilità, che abbiano spalle larghe per reggere il peso di difese difficili, complesse, talvolta rischiose, nel ricordo dell’avvocato che, più di chiunque altro, ha espresso, a costo della vita, sentimenti di amore per la toga e rispetto per la funzione: Fulvio Croce.
