Per oltre un secolo la modernità ha pensato il progresso come una questione di potenza. Più scienza, più tecnologia, più capacità di intervento sul reale. Le discipline riassunte nell’acronimo STEM hanno incarnato perfettamente questo spirito: misurare, calcolare, progettare, ottimizzare. È stato un paradigma potente, capace di produrre sviluppo, benessere, infrastrutture, sistemi globali. Ma oggi quel modello mostra un limite politico prima ancora che tecnico.

Le grandi crisi del nostro tempo non sono problemi isolati. Clima, migrazioni, salute pubblica, disuguaglianze, trasformazione del lavoro, informazione digitale: ogni questione attraversa dimensioni scientifiche, sociali, culturali, economiche e giuridiche insieme. Non si lascia risolvere con una soluzione tecnica pura, perché ogni decisione genera effetti a catena su comportamenti collettivi, equilibri istituzionali, percezioni pubbliche. Il potere di intervenire è cresciuto, ma è cresciuta ancora di più la difficoltà di governarne le conseguenze.

È qui che la metafora di Prometeo, l’eroe che ruba il fuoco agli dèi, si rivela insufficiente. Per lungo tempo la politica ha inseguito l’idea prometeica di progresso: accendere motori di crescita, spingere sull’innovazione, accelerare processi. Oggi scopriamo che il problema non è più accendere il fuoco, ma gestire l’incendio che può derivarne. La potenza tecnica non coincide automaticamente con capacità di governo.

La figura che ci serve assomiglia più a Ercole che a Prometeo. Ercole è l’eroe delle fatiche, non del gesto unico e risolutivo. Le sue prove raccontano bene le sfide della politica contemporanea. L’Idra di Lerna, che rinasce ogni volta che le si taglia una testa, ricorda le crisi sistemiche: risolvi un aspetto, ne emergono altri. Le Stalle di Augia evocano il caos informativo e la necessità di ripulire spazi pubblici intossicati da rumore e polarizzazione. Il Toro di Creta rappresenta la tecnologia stessa: forza necessaria, ma da governare senza distruggerla né esserne travolti.

Queste immagini parlano di una trasformazione profonda del ruolo delle istituzioni. Non basta più decidere “quanto” innovare. Bisogna decidere “come”, “per chi”, “con quali regole”, “con quali effetti sociali”. È qui che entra in gioco un paradigma complementare a STEM: SCALE, che richiama il ruolo delle scienze sociali, della comunicazione, delle arti, del diritto e dell’economia nel comprendere il contesto umano dentro cui ogni tecnologia opera.

La politica, se vuole restare all’altezza del suo tempo, non può limitarsi a rincorrere l’innovazione tecnica. Deve costruire cornici di senso, regole, mediazioni. Deve tenere insieme efficienza e coesione, velocità e legittimazione, crescita e sostenibilità sociale. Non si tratta di strappare altro fuoco al mondo, ma di imparare a conviverci senza bruciarsi.

Il passaggio da Prometeo a Ercole è allora la metafora di una maturazione politica. Dalla fede nella soluzione tecnica alla consapevolezza della complessità. Dalla potenza come fine alla responsabilità come criterio. In un mondo interdipendente, governare significa attraversare prove diverse, bilanciare interessi, riconoscere limiti, costruire fiducia. È una fatica continua, ma è la sola forma di intelligenza pubblica adeguata al nostro tempo.

 

Carlo Maria Medaglia

Autore

Prorettore per la Terza Missione – Università degli Studi Telematica IUL