Come è nella migliore tradizione del nostro Paese, anche quest’anno alla Camera dei deputati abbiamo assistito all’annoso conflitto tra destra e sinistra sui temi dell’educazione alla sessualità. Progressismo contro bigottismo? Piuttosto, questo è un succulento argomento perché le parti possano dimostrare quanto sono felicemente contrapposte. E la salute, e la vita dei giovani? La contrapposizione sembra essere più importante.
A me invece interessano più le giovani generazioni delle baruffe politiche, che tendenzialmente mi annoiano. Per questo sono stata positivamente colpita da un recente sondaggio effettuato in collaborazione tra skuola.net e l’Osservatorio Giovani e Sessualità di Durex su un campione di 15mila giovani tra gli 11 e i 25 anni. Ha rilevato che 9 ragazzi su 10 e, udite udite, l’80% dei genitori vorrebbero che a scuola si parlasse di educazione sessuale, di contrasto sia alla violenza di genere che alle malattie sessualmente trasmissibili. Ragazze e ragazzi confessano che in famiglia fanno fatica a parlare, e i genitori si ritengono inadeguati.
So di essere un’inguaribile romantica, ma spero sempre che di fronte alla realtà le forze politiche trovino il modo di affrontarla con buon senso. Per questo mi è tornato in mente quello che feci a questo propositivo quando ero parlamentare. Nel 2010 presentai una semplicissima proposta di legge che prevedeva l’introduzione dei distributori di preservativi nelle scuole superiori e nelle università. Quella proposta di legge venne sottoscritta anche da mie colleghe di centrodestra: ebbene sì, fu una proposta bipartisan. Era composta da tre semplici articoli, e vedeva la collaborazione tra Ministero della Salute e Ministero dell’Istruzione e dell’Università (che allora erano accorpati). Prevedeva, oltre ai distributori di preservativi, la produzione da parte dei Ministeri competenti di opuscoli informativi per ragazzi e ragazze.
Troppo semplice, troppo poco ideologica per essere accettabile? So bene che siamo un Paese ancora sessuofobico, che siamo ancora il Paese dei “vizi privati e delle pubbliche virtù”, che siamo ancora il Paese delle battaglie solo ideologiche che non portano alcun risultato concreto. Ma la realtà incombe, entra nelle nostre vite con grande aggressività: la violenza, la depressione, il senso di inadeguatezza degli adolescenti non fanno venire in mente a noi adulti che, forse, più concretezza, più cura e meno chiacchiere potrebbero aiutarli, potremmo prenderli per mano e accompagnarli verso l’età adulta con qualche anticorpo in più? State pensando che sono impazzita e che sostenga che i distributori dei preservativi sono la soluzione a tutti i mali delle giovani generazioni?
No, sono piccoli strumenti che permetterebbero loro di guardare alla sessualità con più serenità e naturalezza, senza rischi, mentre aspettano che troviate la quadra su chi, come e quando debba insegnare loro il sesso e le relazioni. Perché sappiate: le tempeste ormonali non aspettano i tempi della politica.
