Esteri
Epstein, sanità e bilancio: i nodi del post-shutdown nella politica americana
Dopo il blocco delle attività amministrative, sorgono altri problemi. Battibecchi anche tra i dem sul ruolo in Senato di Chuck Schumer
Dovrebbe essere ufficialmente terminato lo shutdown più lungo della storia, dopo la capitolazione di otto senatori democratici che, nonostante alcuni segnali in senso opposto, hanno ancora una volta dimostrato di non avere bene in mente una strategia chiara in vista delle elezioni di medio termine del prossimo anno.
Il programma sembra essere abbastanza definito: la House of Representatives tornerà in sessione dopo oltre 40 giorni di chiusura, forzata dallo Speaker Mike Johnson, per permettere alla neoeletta Adelita Grijalva dell’Arizona di svolgere il suo giuramento e passare direttamente al voto sulla Bill, basata sull’accordo raggiunto già al Senato. Tutto questo processo si ripeterà tra due mesi, comunque, dato che a gennaio prossimo si tornerà a dibattere di bilancio pubblico, con il rischio di un nuovo shutdown.
I mercati finanziari hanno esultato, a partire dalle imprese che si occupano del trasporto aereo, tra cui la Delta o la United Airlines, che stavano pagando lo scotto della riduzione dei controllori di volo, con una crescita registrata anche dai future sul Nasdaq e dall’indice S&P 500. Potremmo essere vicini, invece, a degli sviluppi importanti su un altro caso che ha riempito i notiziari: il caso Epstein. Lo speaker Johnson, infatti, è stato accusato di avere chiuso la House per evitare di “aggregare” anche la Grijalva, il cui voto porterebbe la mozione per pubblicare gli Epstein Files alla maggioranza assoluta dei voti, dato che oltre ai 213 democratici si aggiungerebbero abbastanza repubblicani, tra cui i ribelli Thomas Massie e Marjorie Taylor Greene.
Per Johnson, che nelle scorse settimane ha addirittura intrattenuto la possibilità che Donald Trump fosse un informatore dell’Fbi su Epstein, potrebbe essere un colpo pesante, oltre a un (probabilissimo) danno per il Presidente e per l’unità del movimento Maga. Dal lato dei democratici, invece, si sono alzate diverse voci contrarie non solo alla chiusura dello shutdown (o almeno sull’accordo raggiunto), ma anche alla leadership di Chuck Schumer, che ad oggi sembra aver perso la capacità di dettare la linea al partito e ai suoi 47 senatori.
In particolare, il candidato democratico nel Maine Graham Platner ha fatto diverse dichiarazioni contro Schumer, invocando la sua sostituzione nel ruolo di leader democratico al Senato. Sarà interessante seguire le dinamiche interne del partito, in particolare tra l’ala più “oltranzista” anti-trumpiana e la componente più moderata e favorevole al confronto coi repubblicani.
L’elemento che gioca a favore di Schumer è il suo controllo tentacolare delle campagne nazionali democratiche, che potrebbe far desistere tanti senatori, i quali, senza il suo aiuto, probabilmente non sarebbero stati eletti. Al tempo stesso, è evidente che i pragmatici senatori democratici guarderanno attentamente ai desideri e alle richieste della loro base. La chiusura dello shutdown, quindi, apre tutta una serie di nuovi fronti, dal voto, che si avrà tra circa un mese, riguardo i sussidi dell’Affordable Care Act, che metteranno a nudo la posizione dei repubblicani sulla sanità, alla questione Epstein, oltre al futuro della leadership democratica, la definizione dei candidati e delle primarie di entrambi i partiti, e anche tutte le questioni legislative che sono rimaste essenzialmente congelate negli ultimi quaranta giorni.
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