Il 5 febbraio è scaduto il trattato New START, l’ultimo accordo bilaterale che regolava gli arsenali nucleari strategici di Stati Uniti e Russia. Con la sua fine si chiude un capitolo centrale dell’architettura di sicurezza costruita durante e dopo la Guerra fredda. Per oltre un decennio il trattato ha fissato limiti chiari al numero di testate nucleari dispiegate e ai sistemi di lancio, accompagnandoli con meccanismi di verifica, ispezioni e scambio di informazioni tra le due potenze che detengono circa il 90% dell’arsenale nucleare mondiale. La sua scadenza, nel pieno della guerra in Ucraina e di una crescente rivalità tra grandi potenze, lascia ora il sistema internazionale senza l’ultimo strumento operativo di controllo degli armamenti nucleari.
Il New START era l’ultima tappa di un lungo percorso di diplomazia strategica iniziato negli anni Settanta con i negoziati SALT, proseguito con gli accordi START e consolidato dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’idea alla base era semplice ma cruciale: ridurre progressivamente il numero di testate e soprattutto garantire trasparenza reciproca per evitare errori di calcolo o escalation accidentali. Negli ultimi anni, l’erosione dell’architettura di controllo degli armamenti è diventata evidente: prima l’uscita americana dal trattato INF sui missili a medio raggio, poi la sospensione russa del New START nel 2023 e infine la sua definitiva scadenza.
La vera novità strategica però non riguarda soltanto Mosca e Washington. L’ascesa della Cina come terza grande potenza nucleare cambia radicalmente la geometria della deterrenza. Pechino sta espandendo rapidamente il proprio arsenale e investe in una triade nucleare completa – missili terrestri, sottomarini e bombardieri strategici – con l’obiettivo di raggiungere nel prossimo decennio una parità strategica con le due superpotenze storiche. Questo sviluppo rende molto più complesso immaginare nuovi accordi di controllo degli armamenti. Negli Stati Uniti si discute sempre più apertamente della necessità di rafforzare e modernizzare l’arsenale nucleare per affrontare contemporaneamente Russia e Cina. Il dibattito riguarda non solo il numero di testate, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie. Tuttavia, una nuova corsa agli armamenti presenta costi finanziari e politici enormi. Programmi di modernizzazione come il sistema missilistico Sentinel, destinato a sostituire i vecchi Minuteman, mostrano già ritardi e aumenti di spesa significativi.
Per l’Europa la fine del New START rappresenta un passaggio delicato. L’equilibrio nucleare globale ha sempre costituito la cornice entro cui si inseriva la sicurezza del continente. Oggi, con la guerra in Ucraina ancora in corso e con Mosca che utilizza la retorica nucleare come strumento di pressione, la stabilità strategica appare più fragile. Proprio per questo l’Europa e l’alleanza atlantica devono mantenere una posizione chiara: sostenere l’Ucraina nella difesa della propria sovranità e, allo stesso tempo, lavorare per ricostruire un nuovo regime internazionale di controllo degli armamenti che includa anche la Cina. La sfida per le democrazie occidentali sarà evitare che la competizione tra potenze si trasformi in una spirale incontrollata, mantenendo aperta la via della deterrenza responsabile e della diplomazia strategica.
