Una grande svolta politica
Gaza, il piano di Trump ha una portata storica che le sinistre miopi non hanno capito
Se il progetto approvato grazie alle astensioni di Russia e Cina sarà attuato con rigore e coerenza assicurerà un futuro a Gaza colpita da più di 2 anni di guerra e da 18 anni di dominazione di Hamas
Quando Trump lo ha presentato la prima volta molti commentatori hanno bollato il programma per Gaza come un «finto» piano di pace. Il primo ottobre scorso, su La7, Tomaso Montanari è arrivato addirittura a definirlo «una proposta oscena». La miopia di una certa sinistra non poteva produrre niente di più sbagliato.
La risoluzione approvata lunedì sera dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU su Gaza e Medio Oriente rappresenta, viceversa, una novità politica di grande portata, con pochi precedenti nella storia delle Nazioni Unite. Il piano di pace presentato dagli Stati Uniti ha ottenuto il supporto di Algeria, Egitto, Giordania, Qatar, Turchia, Azerbaigian, Arabia Saudita, Pakistan e Indonesia. Un fatto politico inedito e molto positivo anche per Israele. Naturalmente tutto dipenderà dalla sua concreta applicazione sul terreno. Ma se il piano presentato dagli Stati Uniti (e approvato grazie alle astensioni di Russia e Cina) sarà attuato con rigore e coerenza, esso potrà assicurare un futuro alla popolazione di Gaza, colpita da più di due anni di guerra nonché da 18 anni di dura dominazione di Hamas dopo il sanguinoso colpo di Stato che ha estromesso da Gaza l’Autorità Nazionale Palestinese nel giugno 2007.
Con la risoluzione il più importante organismo delle Nazioni Unite sottolinea che esiste la possibilità di edificare lo Stato di Palestina. Il testo usa il verbo «può» nella consapevolezza che la strada da percorrere è complessa e che non bastano i proclami unilaterali. Certo, l’adesione convinta del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese è il segno che si è imboccata la strada giusta, nella speranza di trasformare radicalmente l’assetto del Medio Oriente dopo ottant’anni di violenza, terrorismo e conflitti armati.
Ecco di seguito alcuni aspetti salienti della risoluzione approvata.
Il Board of Peace guidato da Donald Trump
Il Consiglio di Sicurezza ha incaricato il presidente degli Stati Uniti di presiedere per due anni il Board of Peace, un nuovo strumento appositamente creato per sovrintendere a 360 gradi tutte le operazioni post-conflitto nella Striscia di Gaza. Il Board sarà composto da leader politici e alti rappresentanti degli Stati membri dell’ONU e risponderà direttamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al quale ogni sei mesi dovrà presentare una relazione. Il fatto che Donald Trump, in quanto presidente del BoP, sia obbligato a riferire su base semestrale del suo operato ai membri del Consiglio di Sicurezza costituisce un’inedita quanto preziosa legittimazione del ruolo dell’ONU, certamente più efficace di qualunque petizione di principio. All’inizio del processo si era pensato alla figura di Tony Blair come guida del BoP, ma le monarchie del Golfo, Riad in primis, hanno ritenuto che il presidente degli Stati Uniti fosse la migliore garanzia per il pieno successo di un processo di peace enforcement, di supporto umanitario e di ricostruzione economica che presenta gigantesche criticità.
Organismo di tecnici palestinesi per l’amministrazione quotidiana della Striscia
Il BoP nominerà un organismo di carattere tecnocratico composto da personalità palestinesi di Gaza (apolitiche e indipendenti), con il compito di gestire l’amministrazione quotidiana della Striscia di Gaza sino a quando non subentrerà l’ANP. Questo organo di gestione si occuperà di ripristinare i servizi e, più in generale, di far fronte alle esigenze quotidiane dei cittadini. Aiuti umanitari e ricostruzione: il ruolo della Banca Mondiale e delle agenzie ONU. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa si occuperanno della distribuzione e del flusso degli aiuti umanitari, mentre la Banca Mondiale avrà un ruolo importante nel finanziamento per la ricostruzione.
Forza multinazionale autorizzata all’uso della forza
Sarà formata una forza militare multinazionale (in prevalenza dai Paesi arabi e islamici) autorizzata all’uso della forza che, sotto la supervisione del Board of Peace, avrà il compito di sorvegliare i confini, demolire le infrastrutture belliche e i tunnel, mettere in condizione di non nuocere tutte le armi dei gruppi terroristici e smilitarizzare la Striscia di Gaza, nonché dare supporto alla nuova polizia palestinese in corso di formazione. Il compito più delicato sarà ovviamente il disarmo di Hamas, che resta ancora una partita aperta, a cominciare dai 150 terroristi asserragliati in un tunnel nella zona di Gaza ancora controllata dalle forze armate israeliane.
Le incognite, dunque, non mancano, ma l’opinione pubblica italiana deve essere adeguatamente informata che la decisione del Consiglio di Sicurezza indica una grande svolta politica.
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