Lo stato d’animo dell’Aula lo fornisce lapidariamente un commesso di Palazzo Madama. Sorride, allarga le braccia: “Non ce n’è per nessuno”. In termini calcistici sarebbe come dire che un giocatore è talmente superiore agli altri da non avere rivali. Il “bomber” si chiama Giorgia Meloni, che durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo si presenta in area di rigore con il gusto del rapace. Implacabile, a tratti persino feroce. Prima, però, si concede la lectio magistralis: “Io lavoro per l’Occidente perché è forte insieme e uso la mia autorevolezza per rafforzare un legame con gli Usa senza il quale noi comunque avremmo dei problemi e li avremmo perché l’Europa spesso non ha fatto la sua parte, e questo ci pone in una situazione di debolezza”.

Poi sono botte da orbi per le minoranze. A cominciare dal M5S: “È cinico usare la sofferenza dei palestinesi per raggranellare voti”. E allarga il mirino: “Senza Superbonus avremmo fatto di più in manovra. Non possiamo farlo perché sono stati ristrutturati castelli”. Infine il colpo definitivo: “Siete contro il piano Trump. Prendo atto che se oggi avessimo avuto al governo il Movimento 5 Stelle l’Italia sarebbe stata totalmente isolata a livello internazionale”. La presidente del Consiglio risponde alla senatrice pentastellata Alessandra Maiorino, che si era ritagliata il suo minuto di notorietà: “Anche oggi abbiamo dovuto vederla nelle vesti di cheerleader del presidente di un altro Paese”. Il canovaccio è lo stesso di Maurizio Landini, che la settimana scorsa definì la premier come una “cortigiana”. Insomma: errare è umano, perseverare è diabolico.

Arriva il momento della bacchettata ad Elly Schlein: “Considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla nazione che si rappresenta quando non la si governa solo per cercare un soccorso esterno per fare quello che non si è in grado di fare in patria”. Il riferimento è all’urlo di Amsterdam, quando la segretaria Pd durante i lavori del Pse aveva tuonato: “Libertà e democrazia sono a rischio quando governa l’estrema destra”. Ce ne sono anche per la Lega: “Il senatore Claudio Borghi diceva che è difficile spiegare ai cittadini che non ci sono i soldi per gli ospedali ma ci sono per le armi. Non è esattamente così, come lei sa, vista la Legge di Bilancio”.

Inizia il tempo dei puntini sulle i: “L’Italia dal mio punto di vista deve essere chiara nel dire quello che non funziona nelle nuove proposte europee e tentare di correggere la rotta”. Il riferimento è al Green Deal: “È una strada che ha già dimostrato di essere fallimentare”. Ne consegue che “non sono favorevole ad allargare il voto a maggioranza all’interno delle istituzioni europee: certo, sarebbe utile per l’Ucraina ma varrebbe anche per molti altri temi”. Definitiva sull’Ucraina: “Penso che tutti quanti dobbiamo essere consapevoli che quando Putin provoca con i droni sui cieli europei non è l’Europa sotto attacco, è l’Alleanza Atlantica ad esserlo, è l’Occidente che è sotto attacco”. Con una postilla: “Lasciatemi nuovamente ribadire la posizione del governo: ciascuna nazione contribuirà agli sforzi dei Volenterosi per Kyiv, ma l’Italia ha già chiarito che non prevede l’invio di soldati nel territorio ucraino”. Sul Medio Oriente: “Dopo molto tempo c’è una prospettiva credibile di una pace giusta e duratura. L’equilibrio è fragile e i rischi sono quotidiani, rischi che la comunità internazionale è chiamata a disinnescare. Senza Hamas, siamo pronti a riconoscere la Palestina. La vostra posizione è stata più fondamentalista persino di quella di Hamas”.

Succede quando il Pd è in difficoltà. Prende la parola il senatore Dario Franceschini, nelle vesti insolite di medico “pietoso”. Il tasto dolente è il passo falso della segretaria dem in Olanda: “Il modo scomposto con cui avete reagito a quelle critiche dimostra che non sono infondate”. Finisce come previsto: vengono approvate le risoluzioni di maggioranza (con 104 favorevoli) e quella di Azione (che fa il pieno con 107). Nel pomeriggio la partita si trasferisce a Montecitorio, l’assolo del bomber continua.