Giorgia Meloni scende in campo per il Sì al referendum sulla magistratura: “Troppe banalizzazioni e bufale. Se perdo non mi dimetto”

Tredici giorni al voto e Giorgia Meloni scende ufficialmente in campo per spingere il verso la vittoria del referendum costituzionale. Uno scenario previsto, che prende il via a sondaggi chiusi (gli ultimi vedevano leggermente in vantaggio il ‘no’), e mostra la premier parlare per la prima volta in modo aperto della materia. Troppo vaghi e indiretti gli attacchi alla magistratura rivolti in video nelle scorse settimane, quando raccontava la storia di un cittadino algerino che non potrà essere rimpatriato, e sul risarcimento di 76mila euro alla Sea watch di Carola Rackete. Meloni si rivolge oggi agli elettori con un video sui social analizzando il tema di un voto che “riguarda tutti gli italiani, più di quanto pensino”. 13 minuti per fare chiarezza e rispondere “alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione”. “La giustizia è un potere enorme – esordisce Meloni -. Ma è anche l’unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Ci sono storture che in ottant’anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere (…) non è una riforma contro i magistrati, è una riforma contro le degenerazioni di un sistema bloccato che non è mai stato adeguato a un mondo che intorno cambiava. È una riforma che serve a far recuperare alla magistratura un prestigio compromesso e quindi ad aumentare la fiducia dei cittadini verso la giustizia”.

La separazione delle carriere

Meloni passa poi ai punti chiave della riforma. “La prima novità è l’introduzione della separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Perché? Perché se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo così, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa. Noi pensiamo di sì. E siccome, giustamente, La Costituzione dice che il giudice deve essere terzo e imparziale, noi rafforziamo quella imparzialità rendendo le carriere separate tra giudice e pubblici ministeri, per evitare commissioni. Il processo diventa più giusto, il cittadino diventa più garantito (…) Nella gran parte dei paesi europei la Separazione delle carriere già esiste. Allora l’anomalia è rappresentata da loro o da quello che resiste ancora in Italia? Cioè sono tutti gli altri illiberali o siamo noi che siamo rimasti indietro? Mettiamola così: una volta tanto siamo noi che vogliamo avvicinare l’Italia all’Europa”.

La selezione dei membri del CSM

“La seconda novità inserita nella riforma della giustizia – continua Meloni – prevede la modifica del “meccanismo di selezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati, quello che decide le carriere dei magistrati, le promozioni. È quello che giudica i magistrati quando dovessero sbagliare. Il problema è che attualmente il Csm viene eletto per due terzi dagli stessi magistrati, che poi tra l’altro deve giudicare, che deve promuovere o non promuovere, e viene eletto sulla base di liste organizzate dalle correnti ideologizzate, come se fossero dei partiti all’interno della magistratura, e per un terzo viene eletto dal Parlamento con logiche che chiaramente sono di spartizione politica. La riforma – spiega la premier – sostituisce questo modello, che è un modello in mano alle correnti ideologizzate e ai partiti politici, con un sorteggio. Ovviamente un sorteggio tra quelli che hanno i requisiti per ricoprire quell’incarico. Significa che noi avremo domani due Csm, uno per la magistratura inquirente, uno per la magistratura giudicante, composti da persone che non hanno dovuto chiedere il voto a chi poi devono decidere se promuovere o meno, trasferire o meno, e che non sono stati scelti dai partiti. Con il sorteggio quindi i membri del Csm non dovranno dire grazie a nessuno per essere lì, e potranno esercitare il loro ruolo liberamente, senza alcun tipo di condizionamento – sottolinea -. Varrà solamente il merito e la coscienza di persone che sono libere. A chi dice che il sorteggio è un salto nel buio perché manderebbe al Csm il primo che capita, io devo ricordare che viene fatto su una platea qualificata, che è formata da persone che normalmente decidono della libertà dei cittadini, della sorte delle famiglie, dell’economia italiana. Mi volete dire che le stesse persone non sarebbero capaci di decidere chi va a fare il procuratore della Repubblica o il presidente di un tribunale?”, chiede Meloni.

Meloni e l’Alta corte disciplinare: “Forse non vedremo più giudici negligenti”

“La terza novità importantissima presente nella riforma della giustizia è l’istituzione “dell’Alta corte disciplinare, cioè una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, compito che quindi non spetterà più al Csm, composta anch’essa di magistrati e membri laici che vengono anche loro estratti a sorte tra persone altamente qualificate, quindi ancora una volta tra chi ha i criteri per poterlo fare, ma senza logiche di corrente o di partito. Significa che finalmente, dopo 80 anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo, cosa che accade già per tutti gli altri. Forse non vedremo più quei casi di giudici che sono stati palesemente negligenti, senza che questo avesse alcuna conseguenza”. Continuando l’esame dei compiti dell’Alta corte disciplinare, Meloni ne evidenzia i benefici: “Si dice che la riforma non risolva i veri problemi della giustizia, invece io penso che lo faccia, partendo dalla radice del problema. Perché con il nuovo sistema, il magistrato che non si dedicherà al lavoro, come impone la legge ma come impone anche l’etica, dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo e con un Csm che valuterà il merito e non l’appartenenza per decidere della sua carriera. E il merito conta, eccome, perché in un sistema nel quale per far carriera devi soprattutto dimostrare il tuo valore finalmente, e non la tua appartenenza alla corrente di ideologizzata come accade oggi, molto più difficilmente il magistrato che vuole avanzare di carriera potrà continuare a fare male il proprio dovere lasciando in carcere per mesi e mesi persone che invece andavano rimesse in libertà, o al contrario rimettendo in libertà persone pericolose per scelta ideologica o ritardando nell’adottare i provvedimenti con tempi che si allungano e conseguenze ingiuste per la vita di molti cittadini. Incide eccome, incide in termini di velocità e anche in termini di giustizia”.

Meloni: “La riforma non indebolisce il potere giudiziario”

Meloni spiega il meccanismo del sorteggio come unico modo per evitare che i magistrati rispondano a una logica politica: “Dicono che la riforma rischi di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo che l’esecutivo, quindi il governo, la politica, può esercitare su di esso. E qui voglio essere chiara: siamo quasi alla fantascienza. Questa è una menzogna, perché la riforma fa l’esatto contrario ed è stata fatta anche per liberare i magistrati dal controllo della politica, perché è nell’attuale sistema che i giudici sono spesso costretti a rispondere a una logica politica, atteso che le loro carriere sono decise da persone scelte da partiti in Parlamento o da correnti ideologizzate interne alla magistratura. Se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati, questi decideranno secondo il loro arbitrio. Ecco, è chiaro. Con l’attuale sistema se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no. Quale dei due sistemi secondo voi garantisce più libertà dalla politica e quale si concentra sul valore del singolo piuttosto che sulla sua appartenenza?”, chiede la premier.

Meloni: “Il sorteggio dei membri del CSM non è un pericolo”

“C’è chi dice che rischiamo di ritrovarci, a causa del sorteggio, degli incompetenti al CSM“, obietta a sé stessa Meloni, andando a confutare l’ultima tesi. “Il sorteggio per scegliere i giudici è in realtà già previsto perché i magistrati che fanno parte del tribunale dei ministri sono sorteggiati. Perché i magistrati che giudicano i ministri possono essere sorteggiati e quelli che giudicano i magistrati no? E sono degli incompetenti forse i giudici del tribunale dei ministri? No, vengono sorteggiati tra magistrati che hanno requisiti, competenza e capacità per farlo. Si è scelto di sorteggiarli per evitare che le loro decisioni potessero essere influenzate da rapporti personali, orientamenti politici o conflitti di interesse, che è giusto! Ed è esattamente quello che vogliamo fare anche per i magistrati che decidono sui giudici – prosegue la premier -. La bizzarra tesi di chi dice ‘ma tu ti faresti operare da un primario sorteggiato?’ è francamente efficace sul piano della comunicazione, forse, ma totalmente sbagliata nel merito: solo chi è adeguato a quel ruolo può essere sorteggiato, mica i passanti. La scelta non avviene in base alle amicizie o agli schieramenti ma è casuale”.

Meloni: “Non mi dimetterò in caso di vittoria del NO”.

Nella parte finale del video, Meloni scongiura le ipotesi di dimissioni in caso di sconfitta: “Vi dicono di andare a votare per mandare a casa il governo?Consiglio di non cadere nella trappola: usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma che considero sacrosanta. Ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No. Abbiamo scritto che avremmo fatto una serie di riforme, ma ora aspetta agli italiani decidere. Si vota sulla giustizia e non sulla politica”, conclude la premier.