La destra di governo supera l’esame di maturità
Giornata della Memoria, Meloni compie il passo definitivo nell’anno più difficile mentre l’opposizione dice no alla legge antisemitismo
Bisogna partire dal fondo melmoso, purtroppo. Da quel rumore sgradevole che ha accompagnato questo 27 gennaio. Mentre l’Europa ricordava l’abisso della Shoah, una parte della nostra classe dirigente ha pensato bene di cogliere l’occasione della Memoria per mettere in scena comizi imbarazzanti. Abbiamo visto scene incresciose. A Bologna, l’ANPI e i collettivi non hanno perso l’occasione per mischiarsi in un minestrone ideologico indigeribile.
Esponenti dei Cinque Stelle e figure istituzionali come la presidente della Sardegna si sono esibiti in vertiginosi esercizi di benaltrismo, citando Gaza in parallelo ai campi di sterminio. Riflessi condizionati inaccettabili, tentativi maldestri di diluire l’unicità dell’odio antiebraico in generiche polemiche contro Israele. Chi non riesce a condannare l’antisemitismo senza aggiungere un “ma”, semplicemente non ha capito la lezione della storia. Risalendo la corrente, troviamo il Partito Democratico.
Qui non c’è il frastuono sguaiato, ma il silenzio del burocrate. Elly Schlein e lo stato maggiore dem hanno svolto il “minimo sindacale”. Presenza fisica, dichiarazioni di rito. Ma la prova del nove – fallita – è arrivata proprio ieri dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Sul ddl Romeo, un testo base contro l’antisemitismo che prevede misure educative e lo stop ai cortei che usano simboli d’odio, il “campo largo” ha gettato la maschera. PD, M5S e Avs hanno votato contro. Solo il centrodestra e Italia Viva hanno detto sì. Un voto che vale più di mille dichiarazioni di facciata: quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, la sinistra si tira indietro.
E così, alla fine, le posizioni più limpide le esprime Giorgia Meloni, che compie il passo definitivo proprio nell’anno più difficile. In un clima in cui difendere le ragioni di Israele e dell’ebraismo è diventato sommamente impopolare, la Presidente del Consiglio non ha concesso nessun ammiccamento e non ha mostrato incertezze. Ha chiuso i conti con le ambiguità del passato e ha tenuto la barra dritta, dimostrando una solidità istituzionale che scavalca “a sinistra” i suoi critici. Il paradosso di questo 27 gennaio è tutto qui: mentre l’opposizione vota contro le leggi antisemitismo in Senato e si smarrisce nelle ambiguità e nelle mezze parole, la destra di governo supera l’esame di maturità.
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