Calcio
Gravina ha scelto le dimissioni, addio nel pomeriggio. Quando parlava del “gioco delle teste”. Abodi vuole il commissariamento
A poche ore dalle dimissioni: non volontarie, né dignitose. Ma imposte e sofferte. Il passo indietro di Gravina, che arriverà nel pomeriggio, è il primo capitolo del percorso di ripartenza del calcio italiano ma anche una scelta che il Presidente – unico candidato alle scorse elezioni – avrebbe preferito non compiere.
Torniamo indietro a dicembre, con l’Italia che sperava di qualificarsi al Mondiale e Gravina al sicuro nel suo ruolo da Presidente. Dietro alle frasi di naturale ottimismo (“L’obiettivo è alla portata”, e “dopo l’inverno c’è sempre la primavera”), il numero uno della FIGC veniva messo alle corde in un’intervista del Corriere dello Sport, in cui si ipotizzava la possibilità che la Nazionale mancasse per la terza volta consecutiva l’accesso alla fase finale della competizione più importante. “Tutto il resto rientrerebbe in una valutazione personale, Abete si dimise per ragioni private, mentre Tavecchio fu sfiduciato e tradito. Alla base della nostra struttura c’è un principio di democrazia. Se pensiamo che quando c’è un risultato negativo bisogna cambiare il presidente, commettiamo un altro errore”.
È stato di parola. Dopo la sconfitta ai calci di rigore contro la Bosnia, l’ex dirigente sportivo e banchiere, non ha preso decisioni affrettate, indicando la riunione del consiglio federale come data spartiacque. “Ogni volta che la Nazionale commette un passo falso, immediatamente c’è l’indignazione popolare e si chiedono le teste. Ci sto, è il gioco dei tifosi”, diceva dimenticando che il gioco inizia e finisce nel rettangolo verde, mentre al di fuori c’è il lavoro vero, fatto da risultati da raggiungere, da limiti temporali, da dignità. Il suo lavoro è stato arricchito anche da una seconda occasione, cosa che non capita a tutti: quella di continuare a guidare la federazione sportiva più importante in Italia anche dopo il mancato raggiungimento del Mondiale del 2022 (giocandosi il ‘jolly’ dell’Europeo vinto), e quella della rielezione a Presidente solo pochi mesi fa, che in caso di qualificazione gli avrebbe garantito un quinquennio tranquillo. Così non è stato. Ai suoi fedelissimi – ricostruzione di Repubblica – avrebbe dichiarato in queste ora di “avere la coscienza a posto”. Il copione prima del discorso di dimissioni, quello che dovrebbe preannunciare oggi, di fronte alle componenti riunite in Federazione, quando annuncerà il passo indietro.
Un anticipo rispetto al cronoprogramma che aveva in mente, che forse prevedeva una settimana di tempo per far calmare le acque e magari idea a qualcuno. Ma le pressioni dall’esterno sono state troppo forti: dalla politica sportiva, agli atleti di altre discipline che – chiamati in causa per essere stati definiti “non professionisti” – lo hanno deriso, fino al Ministro dello Sport. “A volte con Abodi non siamo d’accordo. Diciamo che abbiamo una buona capacità di essere schietti reciprocamente”, diceva Gravina. E proprio dal governo, che da giorni ha a che fare con dimissioni dall’alba al tramonto, arriva l’ipotesi più probabile, quella del commissariamento. Poi sarà di nuovo campagna elettorale.
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